TAG: Beauty stuff I suck at

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False lashesUna delle ragioni per cui scrivo poco probabilmente è che leggo troppo. Una volta tanto non ho saputo resistere all’ennesimo tag (termine molto 2.0 per “spiattella due ca**i tuoi in giro”) in cui bisogna indicare i propri handicap cosmetici.

  • Sono impaziente. Non mi piace aspettare, che sia la pasta nell’acqua bollente o la maschera in posa. D’inverno la gente mi chiede che gel “effetto bagnato” usi sui capelli, quando in realtà li ho asciugati meno del minimo sindacale.
  • Sono maldestra. Le volte in cui ho provato a tagliare i capelli da sola non sono state motivo d’orgoglio. Sono più le volte che tolgo l’eyeliner rispetto a quelle in cui oso uscire con due occhi che neanche David Bowie.
  • Sono pigra. Una volta l’amica del cuore mi ha strigliato perchè ho provato a mettere il blush (in polvere) con le dita, con ovvi risultati. Credo che i miei (pochi) pennelli si siano già iscritti al sindacato per pretendere rispetto… e pulizia!
  • Sono una fifona cronica. Non mi avvicino alla piastra per capelli (nonostante ne abbia una) e l’unica ceretta che abbia mai osato fare è stata alle sopracciglia. I ricercatori Oral B stanno ancora indagando sul mio parto senza cavare un ragno dal buco.
  • Sono rozza: per ragioni a me ignote capelli e unghie sono fuori posto ancora prima di uscire di casa, al rientro no comment.

Ovviamente qui lo dico e qui lo nego!!! ;)


Un sabato in vetrina

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Non c’è cosa migliore che difendere un figlio preda di un bambino col doppio dei suoi anni che gli intima “fifone”, soprattutto dopo aver provato un ristorante per la prima volta scoprendo che quel genere di porzioni è stato considerato illegale in ogni angolo del globo. E non c’è cosa ancor migliore del ricordarsi che amica-santa-subito ha prenotato una seduta di trucco gratis in profumeria, una volta placato lo scontro tra diversamente titani. Dall’altra parte della città. Entro poco più di mezz’ora.
Ogni preoccupazione viene smorzata dall’entusiasmo di lei: “hanno detto che ci faranno provare tutti i prodotti che desideriamo!”.

I primi sorrisi calano vedendo che due delle quattro postazioni sono… Nella vetrina del negozio. La mascella rischia di disintegrarsi quando le commesse ci fanno accomodare proprio lì, mentre una coppia di vecchietti uscita da Up ti guarda con uno sguardo pieno di domande ti strucchi pensando a cosa si potrebbe provare.

“trucco da giorno o da sera?”. Immediatamente una delle migliori immagini di Moira Orfei si visualizza nella mia mente e quasi urlo: “giorno, grazie!”. Tra me e me: “come se non fosse ancora arrivata l’ora di pranzo ma se ci fosse già in corpo tutta la caffeina che mi serve”.
“le foto saranno sul sito di Agrumi (tanto per tenerci generici, ndr) e sulla pagina Facebook, mi servirebbe una firma per la liberatoria”. Mentre scarabocchio qualcosa che ricordi vagamente la mia firma una commessa del negozio spunta all’improvviso, immortalandomi appena struccata.
Magari dimmelo prima di firmare, che vuoi il prima e dopo la cura. Ciao, dignità! Che bella esperienza è stata conoscerti!

Sbrigate le formalità la make-up artist entra in azione. Tesse lodi sulla mia pelle ma non sa dirmi quanto costi la crema colorata nè il (morbidissimo) pennello che sta usando. Lascio il cuore su una matita occhi che spicca su questo trucco nude che più nude non si può e ad opera finita mi regala una scatolina con dei campioncini e un foglio con i prodotti usati.

Riabbraccio la mia compagna di sventura e ci fotografano insieme: la mia matita indigo e le sue sopracciglia nere come la pece, per le quali era sul punto di dare fuoco alla liberatoria o implorarmi di trovare un modo di far fuori i mezzi tecnologici di Agrumi.
Ci scrutiamo mentre leggiamo le reciproche schede prodotti: se alla voce eyeliner trovo scritto un laconico “Guerlaine” (sì, con la E finale), è un invito a tornare a casa con l’intero negozio? Pessima manovra di marketing.

Oggi è uno di quei giorni in cui penso che se le cose andassimo sempre come ci aspettiamo… mancherebbe il tocco di carattere alle nostre vite. Ci saranno giornate storte ripensare alla coppia di vecchietti in vetrina mi restituirà il sorriso, per il responsabili marketing e controllo qualità di Agrumi andrà in maniera leggermente diversa. D’altronde non sono io a non aver pubblicizzato l’evento (ho già visto questo film?), nè ad aver finora caricato le (preziose) foto da nessuna parte.
Dignità torna qui, ancora 5 minuti insieme ce li abbiamo!


Per un pugno di euro in tempo di crisi

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Alzi la mano chi, andando alla cassa di Bottega Verde, non abbia ricevuto LA proposta che non si può rifiutare.

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“Ha diritto al 50% su tutto il negozio!”
“Può pagare questo rossetto permutando la suocera!”
“Con un modico contributo amicizia di settordici euro, una batteria di pentole che manco Giorgio Mastrota negli anni d’oro!”
Ad libitum, fino a quando un “no, grazie, ho già preso tutto” pone fine all’idillio.

Mail, lettere e quant’altro tutto l’anno, con saldi vergognosi stile “una penna Bic scontatissima rispetto al prezzo di listino di 99,90€” (e grazie al c…avolo).

Poi arriva la scadenza del programma fedeltà, puntuale ogni anno. C’è da preparare il 730 mentre scadono i punti faticosamente accumulati (colpa degli sconti?); in entrambi i casi ci sono orde di gente impazzita, che sua all’idea di detrarre 3 euro e 52 o di regalarsi un tritacarne USB grazie a migliaia di euro spesi in scrub, gommage e peeling di cui nessuno è in grado di spiegare la differenza.

C’è crisi, i miei punti scarseggiano. Il massimo a cui posso ambire è uno sconto di 2€.
Vado in negozio con le idee chiare, tanto che – a giudicare dagli sguardi – mi credono qualcuno del controllo qualità che si finge cliente.

La commessa si rifugia in magazzino, per uscirne trionfante con un foglio A4 caldo di stampante.
“Torni a ritirare il suo premio fra 3 settimane, dovrebbe essere arrivato per allora”.

…mi sa che la prossima volta accetto la permuta con la suocera.


(dis)parità dei sessi

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failSe un bambino gioca a cucinare viene deriso (e poi diventa un Cracco o chi per esso), se una bambina preferisce le macchinine alle bambole di sicuro verrà additata come “quella strana”. Abbiamo lottato per la parità dei sessi e riusciamo ad incastrarci negli stessi luoghi comuni di sempre.

Nei giorni scorsi ad una delle più importanti conferenze nel suo ambito, due ragazzi stavano discutendo di argomenti tecnici con un filo di malizia. Una ragazza davanti a loro si gira, scatta loro una foto e la pubblica su Twitter per esprimere tutta la sua indignazione in pubblica piazza. Magari aggiungendo un altro paio di tweet, si sa mai che gli organizzatori si perdano una segnalazione tanto importante. Segue squalifica (dall’evento in questione) di due anni per i villani, con conseguente trionfo della paladina del doppio senso.

Al ritorno a casa uno dei due condannati, che era alla conferenza per conto di uno degli sponsor, ha ricevuto una lavata di capo dal suo superiore e sa che per un bel po’ la sua reputazione professionale sarà compromessa. L’indignata non perde occasione per rincarare la dose sul proprio blog, col tono di chi ha fatto valere i suoi diritti ed ottenuto giustizia. La maggioranza dei commenti ricevuti non sono propriamente “a sostegno della sua tesi”, per usare un eufemismo.

Ho interessi prettamente maschili da sempre, e lavoro in ambito IT da altrettanto. Ho perso la pazienza in alcuni casi e fatto buon viso a cattivo gioco in altri, ma a quanto pare i piantagrane sono l’unica specie che ha ottenuto la parità dei sessi.


Happiness is

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Oggi l’ONU ha deciso di ricordarci che oggi è un buon giorno per (ricordarci di) essere felici. Fosse per me ogni giorno dovrebbe essere la festa della felicità, per darci almeno un sorriso quando la vita sembra prenderci a schiaffi.

Perchè, tra un’acrobazia e un piccolo sfizio, a fine mese ci arrivo.
Perchè, nonostante essere una donna in un settore prettamente maschile non sia facile, ho un lavoro nel mio settore puntualmente pagato.
Perchè, anche se lo spazio sembra non bastare mai, stare tra le mura di una casa che rendo mia giorno dopo giorno mi scalda il cuore.
Perchè, al di là delle incomprensioni quotidiane, ho un compagno e un figlio straordinari.
Perchè chissenefrega delle distanze, il ventunesimo secolo riesce a farmi sentire l’affetto delle persone a cui voglio bene in tutti i modi possibili.

Se queste mie parole stessero in un post-it, avrebbero un posto d’onore sulla porta del frigo.


Dove eravamo rimasti?

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keep-calm-and-write-something-35Perchè in fondo, ma nemmeno tanto in fondo, il blog più che una casa è un vecchio amico. E riprendere i discorsi dopo tanto tempo è difficile, ma una volta dato il via mesi di assenza possono evaporare in pochi istanti.

Bentornato blog, bentornata me.


Mamma, compagna, amica single

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Il ticchettio dei tasti del suo Macbook sotto le mie dita mi fa sentire come se Lui fosse qui, eppure si trova in campeggio aziendale per i prossimi 3 giorni.
Cercando un bicchiere d’acqua ghiacciata in questa notte torrida d’agosto trovo in giro l’ennesimo ciuccio di caucciù, di quelli che Stefano senza si rifiuta di addormentarsi. Lo stesso Stefano che è a 200Km da casa a dar del filo da torcere a due generazioni di nonne.
Il display del cellulare si illumina: un’amica si sta godendo il cielo stellato tra i monti e l’altra ha guidato per un numero così alto di chilometri che le fanno male anche i peli, ma questo non le impedisce di essere (per dirla alla Peanuts) vergognosamente felice. Un’altra ancora ha fatto viaggiare degli orecchini a forma di pavone per due regioni d’Italia col solo scopo di regalarmi un sorriso.
Come consuetudine dovrò pagare delle comparse se decidessi di festeggiare il mio ultimo compleanno di questa decade fra qualche giorno, ma grazie all’insonnia estiva che solo una notte torrida d’agosto può portare riesco a realizzare che le orecchie mi fischiano per una buona ragione. E non potrebbe esserci cosa più bella!


Fa più male tacere o parlare a sproposito?

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Sono immersa nel perenne tentativo di essere una brava donna/compagna/madre/amica/figlia/signora ascolta. Ci sono giorni in cui va bene e altri un po’ meno.
Bisognerebbe che noi tutti aprissimo di più la bocca anche per ringraziare, per lodare, per notare quanto qualcosa sia stato fatto bene anche se ci sono volte in cui sembra il minimo sindacale.
Chissà come sarebbe un eBay fatto di soli feedback negativi…


Sogno cubano

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La crisi è la causa della mezza stagione di turno, lo spread è diventato il nostro peggior nemico anche se nessuno ha capito cosa sia, i licenziamenti fioccano e la soglia di sopportazione è stata raggiunta da un pezzo. E fin qui.
Qual è la soluzione migliore che tirano fuori i fornitori di beni/servizi per uscire dal pantano (letterale, perchè più nella m… di così)? Ça va sans dire, aumentare i prezzi. Perchè se il portafoglio piange non c’è cosa migliore che non potersi permettere nemmeno una fetta di carne, e giurare amore eterno alla Coop, che al momento regala mezzo Kg di pasta in cambio di parlarti del loro libretto di risparmio.

Il giorno che, a prescindere dall’importo in busta paga, lo stipendio sarà devoluto totalmente in bollette e affini… emigro a Cuba. Almeno lì il comunismo garantisce pari opportunità per tutti. Che poi in queste opportunità non siano inclusi i beni di lusso o l’utilizzo di Skype è un altro discorso.
Sta di fatto che se l’officina autorizzata a delinquere prova ancora a chiedere mezzo stipendio per un tagliando a detta loro ordinario, a Cuba ci mando loro. A calci.

 

Perchè io la mia carta di credito vale, soprattutto sui peggiori e-commerce di Caracas.


L’anima del commercio è nel commerciale senz’anima

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Alzi la mano chi non si è fatto tentare incappandosi in quelli che tecnicamente si chiamano “gruppi d’acquisto”: in principio c’era Citydeal, poi si sono moltiplicati come funghi fino ad avere l’imbarazzo della scelta. Forse troppo.

Tutto ruota intorno al commerciante che si lascia abbindolare da un (presunto) commerciale, che gli propone di svendere i suoi prodotti come forma di pubblicità. Una volta mettevi il cartellone per strada, poi il banner sul sito, adesso c’è il gruppo di acquisto.

Ho letto le peggiori critiche (si alza la voce più per criticare che per tessere lodi) su chiunque, mentre finora la mia esperienza è stata decisamente positiva. Poi incappi in due offerte in una settimana e pensi che il marcio non sia in Groupon, Groupalia o chi per esso… ma in chi tenta di accalappiare clienti ad ogni costo.

Fino a un paio di anni fa (perlomeno su Torino) non c’erano più di due offerte al giorno. Adesso si sfiora, e a volte si supera, la decina. Dall’esterno sembrerebbe che i commerciali sappiano fare un buon lavoro, ma in realtà sembrano della stessa scuola del simpaticone Enel che, a due giorni dal parto, riuscì a farmi firmare un contratto del gas mascherandolo da “consenso all’attivazione della tariffa bioraria dell’elettricità”.

Forse i fornitori dei gruppi d’acquisto dovrebbero pensare a creare un “registro clienti” pubblico più che raccogliere feedback su se stessi, visto che la loro reputazione sta di giorno in giorno peggiorando per appoggiarsi ai commercianti e ai commerciali sbagliati.

Ho trovato, da un anno, la parrucchiera di fiducia tramite Groupon, ma se becco il responsabile di chi ha fatto mettere i buoni sconto da 100€ da Darty di anni potrei ottenere solo anni di reclusione. Il negozio aveva gli scaffali VUOTI, il personale era spaesato e scontroso e non era disposto a prenotare nessun oggetto da acquistare (“quelle cose le fanno al Darty in centro” cit.). E allora come lo spendo un buono in un negozio VUOTO?

Una volta esisteva l’agente di vendita, ora la disoccupazione ha generato un esercito di prostitute della domanda e dell’offerta.


Dammi solo un minuto

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La televisione, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, creò il luogo comune per eccellenza: vuoi essere figo e far vedere a tutti che ti escono soldi da ogni tasca? Fatti una carta di credito, da strisciare con orgoglio anche con le prostitute d’alto borgo.

Poi arriva la crisi e desiderare i famosi “10cm che sapranno sempre far felice una donna” significa il ricovero in psichiatria.

Step 1 – chiederla nella propria banca: se sei correntista Intesa Sanpaolo, scordatelo. A meno di non chiedere appuntamento per sentirti dire le stesse cose che leggeresti sul sito web. E l’ultima volta ne sono uscita talmente arrabbiata che un portatarga di una Vespa si è conficcato nel mio parafango. La prossima volta rigiro il conto del carrozziere in filiale.

Step 2 – chiederla altrove: ahia.
Setaccio un po’ la rete e mi imbatto in Barclay, che scrive a chiare lettere sui motori di ricerca “approvazione in un minuto”. Siamo nel 2012, nell’era delle banche dati creditizie e del web interattivo, sembra sensato!
Compilo un modulo in cui autocertifico i miei dati e la risposta è: “in potenza ci stai dentro, ma nel dubbio mandaci tutto quello che hai appena scritto per posta ordinaria e riceverai risposta in due o tre mesi”.
Promessa non mantenuta.

So essere impaziente quanto perseverante, per cui dopo aver persino dimenticato di aver fatto richiesta arriva a casa una tesserina nuova fiammante, col numero da chiamare per l’attivazione. In orari quasi impossibili (a meno di non rischiare il licenziamento per eccesso di chiamate personali sul posto di lavoro) e rigorosamente in settimana.

“…pronto? Vorrei attivare la mia bellissima e nuovissima carta!”
“certo, mi passa il suo lui?”
“ma i moduli li ho compilati io, in posta a spedire il cartaceo ci sono andata io, il conto su cui poggerà la carta è (co)intestato a me!”
“freganca**o, o lui o niente”

Me ne ricorderò al primo addebito… facciamo che vi restituisco la metà dei soldi visto che con volete avere a che fare con me? ;)

(Al momento sembra scomparso il link dal sito per chiedere una nuova carta. Chissà come mai…)

Difetto (a)sociale

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Questa mattina, giocando con l’autoradio che aumenta il volume in base al tachimetro, ascoltavo Radio Jukebox (Vuoi accoppiarti ma non puoi permetterti nemmeno una gara di burlesque cinese? Manda un sms a Radio Jukebox, i preservativi li pagano loro!) e ad un certo punto mi sono soffermata sul testo della canzone in onda:

Anche questa è vita: un lavoro che non sopporti ma che devi fare, perché senza uno stipendio sei un difetto sociale…

Mi imbatto regolarmente in chi lavora in nero con la convinzione di guadagnare di più (vienimelo a raccontare quando ti troverò a pianger miseria a La vita in Diretta perchè prendi due lire centesimi di pensione), in chi spende 700€ di aifon ma che gli fa fare la modifica perchè le app da 99 centesimi sono troppo costose (e questo meriterebbe un post a parte) e in chi si lamenta che c’è la crisi e non si trova un impiego, ma nonostante tutto può permettersi più vizi di me che lavoro nella stessa azienda da 3 anni e mezzo.

Chi o cosa a questo punto è il difetto, visto che a quanto pare continuo a non essere in grado di adeguarmi al pensiero di quella che ormai sembra la maggioranza?


La furbetta del carro attrezzi

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Il carro nonfunebre di casa (leggi: la Skoda Fabia Wagon comprata poco meno di 8 mesi fa) ha sfidato ogni livello della mia pazienza.

Passi la chiusura centralizzata che mi ha fatto passare per ladra della mia stessa auto più e più volte, in accoppiata con l’antifurto a sirena.
Passi la spia dello scarico perennemente accesa, della quale chiunque mi ha detto “non è niente”. E allora perchè ti accendi, accidenti?
Ma il computer di bordo che si mette a suonare e mostrare messaggi stile “spegnere IMMEDIATAMENTE il veicolo, che esploderà in 30 secondi ma preoccupandosi di eiettare tutti i sedili occupati” per 3 volte in 45 minuti e rigorosamente sui tratti di autostrada senza corsia d’emergenza… a quel punto inizio a pormi delle domande, sotterro l’impulsività, noleggio la fermezza e corro in officina Audi (che è quella che si occupa dell’assistenza delle Skoda, insieme a Volkswagen).

Senza prendere fiato per respirare abbozzo un “temo di avere qualche problema con la mia auto nuova, e siccome ho la fortuna di avere un lavoro non ho intenzione di spendere un centesimo per la vettura sostitutiva”.
Il tizio (l’accettatore?) sfodera tutta la sua empatia (maledetto!) e mi dice: “è prevista la vettura sostitutiva per tre giorni se attiviamo il servizio di Mobilità Stradale, ma se il cliente si reca in sede costa 40€ al giorno”.
Non esce una parola dalla mia bocca, ma la mia testa inizia a fare “no no no no no” da sola, costellata dallo sguardo più perplesso di cui disponga stile credo di non avere capito.

Andiamo alla mia auto, prendiamo l’astuccione sotterrato sotto il sedile. Mr. Accetta (quella con cui vorrei colpirlo ripetutamente) mi indica il numero verde dicendomi “vada fuori da qui e chiami il numero verde, verrà un carro attrezzi a prenderla e portarla qui”.

Credo che la mia mascella sia rimasta paralizzata davanti all’officina in quel momento, salgo in auto e faccio 5 minuti di strada mentre penso dove potrei casualmente ritrovarmi con l’auto in panne. Quattro frecce davanti a due bidoni della spazzatura. Mando una mail al capo (che vivendo insieme al suo Blackberry so che leggerà in tempo zero) e chiamo.

Mentre ripercorro il classico luogo comune in cui il carro attrezzi arriva un secondo prima dell’incidente stradale, fornisco i miei dati all’operatrice. “Le arriverà un sms sul cellulare (che non mi hai chiesto e che stai usando senza il mio consenso, ma sorvoliamo) con l’orario di arrivo del carro attrezzi”. Sono le 10:35 e mi chiedo il perchè di tutta questa sceneggiata all’italiana.

Dopo 20 minuti arriva l’sms: “il suo carro attrezzi arriverà alle 11:23″. Balle, salgo su un ricettacolo di batteri e tabacco guidato da un conducente con la sbandata facile che sono le 11:45.
Ritorno in officina, mi danno le chiavi di mezza auto sostitutiva con 3 porte e 3 metri e mezzo di lunghezza (ma un bagagliaio che sembra la borsa di Mary Poppins!) e riesco ad arrivare in ufficio (che dista una decina di minuti dall’officina) alle 12:30. Bello l’orario flessibile, anche quando ti fa restare al lavoro fino a quando sono già usciti praticamente tutti.

Mi mancano i miei controlli al volante, ma l’odore di auto nuova compensa… sarà che secondo me viene creato con l’aggiunta di qualche oppiaceo. Se così non fosse le case automobilistiche sarebbero già saltate in aria tutte, altro che autocombustione davanti all’Agenzia delle Entrate!


La mia prima volta da mamma single

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Dopo 1 anno, 4 mesi e… mezzo, le congiunzioni astrali hanno permesso che la prole restasse per la prima volta col papà per 24 ore filate e la sottoscritta saltasse in auto, a 200Km da casa.

Il premio “mamma degenere” l’ho già ritirato più di 15 mesi fa, in cui ho affidato il pupo alla nonna materna e mi sono ritrovata col mio Lui a sorseggiare cappuccino in Autogrill alle 3 di notte. Dovevamo pur trovare il lato positivo nelle motivazioni meno felici della trasferta improvvisata, no? E non è nemmeno stato un caso isolato.

Questa volta è stato come vivere in una bolla. E, per quanto sia ancora nella fase di adorazione del proprio figlio (che termina verso il suo inizio delle scuole superiori, se non prima), è stato splendido. Ci sono tante cose che in prima battuta si affrontano pensando “sarà diverso, io non farò così” e, terminata la dolce attesa, diventa “ma che beata min***a avevo in mente”, ma su questo ci tenevo e tengo ancora che sia così.

Sono una mamma, ma prima di tutto una donna. Con tutte le sfaccettature del caso: amica, amante, lavoratrice, figlia, criminale e chi più ne ha più ne metta.
Per cui mettiamo le cose in chiaro: so cosa siano doppia pesata e pappa lattea ma so anche che adoro fare l’alba con le persone che amo, e non necessariamente sotto il metro di altezza.
E che possano legalmente bere alcolici.
E che conoscano consapevolmente le conseguenze di sfoderare la carta di credito alle 3 di notte per una vendita privata online.

Direbbe lei, son cose. Compreso salutarci pensando già a programmare la prossima puntata.


Anna Lisa, 6 mesi dopo

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Sembra tanto vicino quanto lontano quel giorno di inizio ottobre, ma nessuno ti ha dimenticata, anzi. Da oggi sarai un bellissimo esempio di vita per molte altre persone che magari non hanno avuto la fortuna di “scoprirti” prima che smettessi di soffrire.
Finalmente il tuo tributo è in tutte le librerie, e in qualità di chi ha riletto il tuo blog tantissime volte sarà un onore mettere il tuo libro sul comodino delle persone che amo.


Epifanie cosmetiche

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Credo che non esista donna che non abbia più cosmetici di quelli che realmente usa. Considerato che anche il sapone per le mani rientra in categoria, è l’anello di giunzione tra la diva e la scimmia ammaestrata.
Qualche tempo fa Giuliana si chiedeva come si fa a “finire” un ombretto, escludendo la volta in cui ne ho rovesciato uno nel lavandino (e considerato che era di un bel nero coprente, sembrava di avere un camino esploso nel bagno) ho fatto una scoperta dell’acqua calda: tutti i cosmetici, in un modo o nell’altro, scadono!

- Se non c’è scritto a chiare lettere (come succede sui prodotti bio, o su tutto l’armamentario Lush) si intende che il prodotto chiuso è garantito per almeno 30 mesi;
- Sulla confezione e sul contenitore solitamente è stampato un barattolo aperto stilizzato con un numero seguito dalla lettera M (dicesi PAO: period after opening), ed indica il numero di mesi dall’apertura oltre i quali non si garantisce più nulla sul prodotto in questione

Dopo non aver comprato quasi più niente per un sacco di tempo, il diavoletto tentatore dentro di me si sta già sfregando le mani. Comunità di recupero, sto arrivando! ;)


Dammi una lametta che mi (Equi)taglio le vene

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Ogni volta che mi fermo in area di servizio l’occhio cade sul libro “l’avvocato di me stesso”. Non manca mai la battuta verso il compagno di viaggio del giorno: “ecco il testo che cambierà la tua vita!”.
Fino a qualche anno fa l’avvocato era il supereroe dei contendenti di Forum, oggi se non ne conosci uno non entri nemmeno al lounge per l’happy hour… e niente foto col logo del locale in sovraimpressione da spiattellare su Faccialibro, è socialmente inaccettabile!

Una giornalista del Resto del Carlino ha pubblicato “Resistere a Equitalia”, una sorta di manuale di sopravvivenza alla raccomandata assassina più temuta degli ultimi anni. Un esempio?

Quando arrivano a casa bisogna prima di tutto chiedere la sospensione che può avvenire per via giudiziale, amministrativa ed in taluni casi dall’agente della riscossione. Procedere immediatamente con un’istanza in autotutela, la quale non sospende i termini per il ricorso: se non interviene lo sgravio della cartella entro 30 giorni, occorre procedere con il ricorso in commissione tributaria per evitare che il titolo diventi definitivo.

Premesso che chiunque sa cosa siano un’istanza in autotutela e una commissione tributaria, l’amico avvocato del lounge vi spiegherà che la prima è una lettera dai modi gentili in cui si chiede a chi ha chiesto di pagare di ripensarci, magari dando delle motivazioni sensate (“non c’ho una lira” non è contemplata). Chiunque può occuparsene, con carta e penna o tastiera, con qualche termine forbito qua e là. Bello, eh?

Allora qualcuno mi spieghi perchè se non c’è una firma di un avvocato il tutto viene considerato come i pensierini dei primi anni delle elementari. “bello, bravo, ora torna a giocare in autostrada” è il massimo a cui si possa aspirare e non prima di tempi biblici.

Vorrei far due chiacchiere con l’autrice del libro e spiegarle che se avesse scritto qualcosa di sensato saremmo tutti più ricchi, e io non avrei perso settimane a spedire fax, raccomandate e molteplici copie di ogni cosa per poi scoprire che sopra i 1100€ non si può andare dal Giudice di Pace senza un avvocato. Vaglielo a spiegare che l’avvocato del lounge è compagnone, ma ha bisogno di lavorare anche lui e la parcella la vuole pagata lo stesso. E profumatamente!


Enneciesse*

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FacepalmPotrei pormi delle domande sulla mia “sbandata” per i cosmetici di nuova generazione, ma nel frattempo ho esagerato con i trattamenti da divano e il mio contorno occhi sta meditando di denunciarmi per violenza domestica. Così viene a galla il tormentone del giorno sui social network: negli ultimi 2 mesi 21 persone hanno tentato il suicidio per sfortune sul lavoro, e per molti di questi il tentativo è persino andato a buon fine.
Ripresa economica (e non solo): lo stai facendo nel modo sbagliato. Poco importa che io non sia (per ora) nella schifezza lavorativa, ma se questo è l’andazzo come paese non possiamo che peggiorare.

*Nei peggiori bar di Caracas: “non ci siamo”

Il vero sballo è dire no

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NOGli inviti via mail sono ormai pratica sociale nota.

Posso accettare un invito ad una festa a 90Km da casa, di domenica, alle 22. Tanto il pupo me lo metto in borsetta e lo lascio al guardaroba.
Posso spremere le meningi sul come seguire il dress code un po’ bizzarro, immaginandomi ballerina di charleston con fiaschetta di alcool di contrabbando nella giarrettiera e un lecca lecca attaccato al bocchino.
Posso convincere il lato di me che non frequenta posti dove non si riesce a parlare, causa ressa e/o musica, che per una volta non morirò.

Posso sorvolare sul fatto che la mail sia indirizzata a me e a qualche altro centinaio di destinatari in bella vista… No, questo proprio NO.

Salviamo una coronaria, utilizziamo di più il campo ccn (o bcc che dir si voglia).


Sono le persone inutili…

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Se Vallesi si fosse preso 21 (Ventuno. Glom. Ma non era ieri il 1991?) anni di tempo, probabilmente la sua canzone avrebbe parlato di ben altro genere di persone.

So essere la persona più logorroica di questa terra, eppure prova a fermarmi per strada, in ascensore, in sala caffè o alle poste e il mio cervello si spegne nel tentativo di cercare spunti di conversazione. Persino se mi chiedono come stia il quasi neonato di 16 mesi nel periodo in cui ogni giorno è una scoperta, o come vada il lavoro… riesco a riassumere il tutto in non più di 5 parole. Il mio errore madornale è pensare che alla gente non importi, o che sia interessata solo a conversazioni serie. Tutt’altro.

Una volta c’era il giornalista, poi riconvertito in opinionista. Poi siccome non esiste l’albo degli opinionisti, chiunque ha deciso che voleva un posto a sedere nei migliori, ma soprattutto nei peggiori, salotti che i mass media possano offrire.

Dopo aver letto che una blogger (ma non faremo nomi, o cercheremo di non definirla tale) ha preteso un compenso a quattro zeri per presenziare ad un evento, si arriva a pensare che forse si dovrebbe cominciare a tacere un po’ di più, onde evitare di farla fuori dal vasino.

Inizio a pensare che la crisi sia delle nostre menti più che delle aziende…