LAC for dummies #1: prova gratuita by Acuvue

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Mi sono accorta che la mia vista non era più perfetta dopo le prime lezioni in aula universitaria, dove la distanza con la lavagna a volte può essere insormontabile. Con mio sommo stupore, scopro che nel giro di poco tempo (avendo preso la patente due anni prima) ero passata da 10 decimi a obiettivo fuori fuoco: miopia pochissima, astigmatismo livello “signorina, le lenti gliele devo ordinare su misura”. La sentenza: obbligo di occhiali tutto il giorno, tutti i giorni. Con l’aggravante economica data dalle lenti “su misura” che costano più della montatura.

Fino a quando non ho scoperto gli e-commerce del settore faticavo a trovare una montatura che mi piacesse, per poi cambiarla solo quando cadeva a pezzi. In 9 foto su 10 tolgo gli occhiali perchè nonostante li porti sempre non riesco a sentirli miei, circondandomi ogni volta di un allure da pesce lesso a causa dello sguardo perso del vuoto a causa del campo visivo sfocato. Le autorità quando sfogliano il passaporto mi chiedono se sono stata portata in questo paese legalmente o se contro la mia volontà, ma dettagli.

La mia fifa continua a farmi indugiare sul fronte della chirurgia refrattiva, così quando qualche settimana fa mi sono imbattuta nella prova gratuita Acuvue ho pensato di poter fare un tentativo anche solo per capire se esistono lenti per chi porta fondi di bottiglia come i miei. Gli ottici di turno si sono consultati a lungo e mi hanno detto “dobbiamo ordinarle, le faremo sapere”, ma abituata alle mie lenti “su misura” aspettare un paio di giorni non è stato un problema rispetto alle canoniche due/tre settimane.

Nel momento in cui sono tornata in negozio entusiasta, la commessa è entrata in modalità Aragorn…

Mi fissa un appuntamento 10 giorni dopo. Torno in negozio e l’ottico mi dice subito “forse era meglio venisse struccata”, ma sorridiamo e facciamo buon viso a cattivo gioco. Giovanni, che al momento della stesura di questo post ha già ultimato l’apertura di un bar sulla spiaggia su un’isola di cui non mi vuole rivelare la posizione, mi invita a lavarmi le mani dopo aver controllato la mia lacrimazione infilandomi una striscia di carta nell’occhio e già mi chiedo chi me l’ha fatto fare. Nel frattempo spacchettiamo il campione di lenti giornaliere, in confezione da 5 e mi spiega le basi:

  • le lenti non si possono conficcare nel cervello o andare dietro l’occhio
  • le lenti si tolgono solo se siamo noi a levarle, soprattutto di questa tipologia che è morbida e sottilissima
  • le lenti non si toccano se non con le mani pulite e se sono giornaliere non vanno riutilizzate
  • le lenti se si sporcano danno MOLTO fastidio
  • le lenti fanno capire ampiamente se sono messe nel modo sbagliato (ad esempio dando fastidio)
  • le lenti ringraziano ogni volta che sbattiamo le palpebre

Annuisco mentre fisso quella scodellina appoggiata sulla mia falange, un po’ spaventata mentre santo Giovanni subito mi spiega come mettere le lenti. Con la proverbiale fortuna del principiante, ci riesco al primo tentativo. Va sottolineato che questa cosa non si verificherà mai più ed è la ragione per cui Giovanni sta sorseggiando Cuba Libre anzichè consigliare clienti sulle lenti Rodenstock o Zeiss.

Mi sento Robocop al primo risveglio: vorrei tuonare “il mondo è mmmio” e sfoggiare un ghigno malefico, ma Giovanni mi mette subito alla prova facendomi leggere un po’ di “N R H T” a caso. Accertati 12/10 e 10/10 per occhio, scopro una realtà sconvolgente: anche se la prescrizione degli occhiali e delle lenti a contatto sono diverse a causa dell’astigmatismo fuori misura, riesco a coprire ampiamente il difetto visivo. Morale della favola: in questa prima fase è vietato fare di testa propria, per sperimentare serve un complice!

Mentre sto ancora esultando per aver riconquistato la visione periferica, Giovanni mi riporta alla realtà: “Stefa’, ora devo insegnarti a toglierle”. Dopo mezz’ora di “mantieni la calma”, di  “di lì non scappano” e di “un mio cliente ha usato il getto della doccia per toglierle”, torno con le mie scodelline sui polpacci. Altre ere geologiche per tornare in modalità Robocop e ci diamo appuntamento ad un altro giorno con le lenti indossate, visto che sono le 20 inoltrate e il massimo che posso fare è andare al cinema in terza fila a vedere Civil War e scoprire l’effetto che fa.

La prova è stata gratuita, ma sul coupon c’è scritto che l’ottico si riserva il diritto di farsi pagare la “manodopera” dello stare un’ora e fischia a insegnarti le basi + visita di controllo dopo qualche ora di posa. Nel mio caso me la sono cavata con meno di 10€ di acquisto di soluzione unica (che serve a lavare le lenti in caso cadano o si sporchino) e lacrime artificiali (fondamentali per chi porta le LAC, non ne parliamo per chi lavora al computer, figuriamoci se in presenza di aria condizionata. Manca solo il mio nome scritto sul flacone)… recuperati tra campione di 5 coppie di lenti giornaliere e custodia omaggiata da Giovanni-ti-voglio-tanto-bene-ma-tu-no.

Per chi non fosse interessato alle giornaliere, il coupon è valido anche per una coppia di lenti quindicinali (che, come per le giornaliere, sfiora un valore di mercato di circa 10-12€) ed è ottenibile QUI. Tra gli ottici aderenti ci sono sia grandi catene che negozi indipendenti, quindi c’è l’imbarazzo della scelta.


Considerato che sono una fifona cronica, mai avrei pensato che un campione potesse farmi svoltare a tal punto. Non so ancora se penso di passare in toto alle LAC perchè non sono consigliate per il numero di ore che io porto gli occhiali (difficilmente meno di 16), però posso quasi dimenticare quelle volte in cui un acquazzone imprevisto mi ha fatto venire voglia di avere i tergicristalli incorporati nella montatura! Complice il fatto che le lenti Acuvue bloccano gran parte dei raggi UVA e UVB, le ho trovate ottime anche – e soprattutto – per fare sport. Acuvue non mi paga, è che cercando in giro qualche informazione sono pochissime le aziende che producono lenti a contatto col blocco dei raggi UV. Non sostituiscono gli occhiali da sole, ma è meglio di nulla.

L’animo geek ha fatto sì che ci sia dell’altro da raccontare, ma questa è un’altra puntata…

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RunFefyRun: 5.30 alle 5.30?!?

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Come dico spesso, Google è in fondo a destra! Ragion per cui di articoli che menzionano le 10 migliori ragioni per alzarsi dal divano ne troveremo a miliardi, esattamente quanti che promuovono le 10 ragioni per restare sul divano (non ricordatemi che oggi c’è il nuovo episodio di Game of Thrones, per piacere).

Il primo evento a cui sono stata (non chiamiamolo “gara”!) era la IX miglia di Natale 2014. 15Km fatti per lo più camminando, pescando vestiti a caso dall’armadio. Mi aggrego ad un gruppo di figlie/mogli di amatori che mi chiedono se conosco la 5.30 e se penso di andarci. “Son 5.3Km, il 30/5, alle 5:30 del mattino” “Ah.”

Indugio fino all’ultimo per più di 4 mesi, apro il sito della 5.30 un paio di giorni prima e scopro che sono arrivata tardi per iscrivermi a causa del numero chiuso. Mi riprometto di non fare lo stesso errore l’anno successivo, in fondo si fa sempre in tempo a non andare.
Ho la mail di conferma iscrizione datata 13 aprile e scalpito come una scolaretta che attende la gita.
Non sarà una giornata di festa perchè è volutamente un venerdì (27 maggio, quest’anno), non sarà col sole se non col traguardo in vista, non sarà competitiva, non è nemmeno nominativa.
Sarà un’ora per me, sarà un’ora di convivialità, sarà un vivere il centro città aspettando l’alba, sarà mangiare le prime ciliegie dell’anno in compagnia di chi vorrà esserci, sarà un’esperienza in più da raccontare anche solo per l’orgoglio di esserci stati.

Molte città avranno la loro 5.30, in giornate diverse e in zone d’Italia (e del mondo!) diverse. Tutto è lecito tranne fare quei 5Km su veicoli a motore. Chi non punta la sveglia… peggio per lui!

 

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Antos GDC Torino – Legame naturale shop

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Prima che si dia addito a dubbi: no, Antos non mi paga nè è a conoscenza del fatto che mi stia rendendo quasi monotematica.

L’azienda piemontese è famosa per una social media strategy un po’ sopra le righe (credo che stiano ancora commentando il post di San Valentino su Facebook in cui si invitava le utenti a non piangere sul latte versato in caso di brufolo dell’ultimo minuto), per cui ha scelto di fare una campagna promozionale decisamente insolita.

Sul loro e-commerce è presente una sezione GDC, che sta per “giornata dei campioncini”. Ogni giornata è fatta in una bioprofumeria sparsa per lo stivale, e per aderire è sufficiente inserire nel carrello l’oggetto corrispondente alla giornata interessata. Si può chiudere l’ordine (completamente gratuito) e aspettare la mail di conferma. Nel giorno selezionato ci si reca alla bioprofumeria scelta mostrando la mail (sia in formato digitale che cartaceo) e si riceverà un pacchettino con 8 campioncini misti,  ma fate attenzione che non tutti sono monodose! 5ml di crema giorno messi in una volta sola non sono esattamente la singola dose consigliata, per fare un esempio.

Oltre ai campioncini si riceverà un piccolo omaggio, nel caso di Torino è stata la crema mani al ylang ylang da 35ml facente parte del lotto destinato al mercato giapponese e quindi in edizione limitata.

La bioprofumeria Legame Naturale Shop ha ospitato la GDC sotto la mole il 2 aprile, così dopo averne sentito tanto parlare ho colto l’occasione per sbirciare. Innanzitutto si riesce a rompere il trend torinese di aprire bioprofumerie in pieno centro, che sarà sì comodo per chi prende i mezzi ma per chi si muove in auto rischia di diventare un calvario. Legame Naturale si trova in via Ormea 117 a due passi dalla metro Dante, per cui salviamo capra e cavoli.

Le vetrine ben arredate lasciano già trapelare molti dei marchi in vendita, tra cui Cattier, So’Bio Etic, Nabla, Purobio e le (quasi) Km0 Neve Cosmetics e Antos. L’esposizione è vasta ma molto chiara, e non mancano le minitaglie per poter provare qualcosa senza passare dalla full size.

I pagamenti elettronici sono accettati dai 10€ in su, vedete voi se è un pro o un contro 😉

Riepilogo qui i prossimi appuntamenti, che non mi perderei se dovessero riproporlo da queste parti.

21 maggio 2016:

  • Easyncool a Pomigliano d’Arco, via F. Terracciano 107

18 giugno 2016:

  • La Bottega di Alselide ad Avellino, corso Europa 178
  • Simbiosi a Chiavari, via Piacenza 64
  • Thymiama a Milano, via Emanuele Filiberto 4
  • Saicosatispalmi a Pescara, via Vasco de Gama 21/23
  • Naturalmente Buoni e Belli a Roma, largo della primavera 14
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La prima dose è sempre gratis

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Estee Lauder suscita da sempre nell’immaginario collettivo due reazioni:

  • “fa così mamma/nonna/altra donna di una generazione precedente alla propria, al massimo la sorella maggiore!”
  • “fa così accensione di un mutuo ogni volta che metto il dito nel barattolo!”

Quello che l’immaginario collettivo è che la prima dose di roba “di un certo livello” (che sia anche solo economico) non si nega mai a nessuno. A maggior ragione se sul sito ufficiale inizia a troneggiare qualche novità per gli amanti dei kit prova e delle taglie piccole…


Spesso l’e-commerce mette le spese di spedizione gratis (che normalmente ammontano a 3 onestissimi euro), oltre a 2 minitaglie per ogni ordine (3 superando i 70€ di spesa) che spesso vengono raddoppiate in periodi promozionali. Considerato che si tratta sempre di taglie da viaggio di un certo spessore e non di campioncini striminziti, più volte ho fatto ordini senza comprare nulla in full size o quasi. Per i non amanti dello shopping online, un paio di volte l’anno si possono trovare questi mini prodotti da Sephora/Limoni, ma vogliamo mettere il potere che deriva dal poter avere tutto e subito in qualsiasi momento?

Certo, le spedizioni non sono velocissime come per ogni società del gruppo Estee Lauder (MAC mi stai sentendo?), ma alla fine della fiera in 7-10 giorni il corriere fa quello che deve fare.

Quando ho visto spuntare la sezione “taglie da viaggio” mi sono sentita nel paese dei balocchi: tra roba acquistata e taglie omaggio si può fare un bel carrello con pochi euro, rispetto alle tradizionali cifre da brand di fascia alta come questo. Inoltre non voglio pensare a cosa potrei provare se, alla prima applicazione di BB cream da 45€, scoprissi che quel prodotto mi causa il bubbone istantaneo o altre disgrazie.

Il Perfectly Clean è un gel in formato spumoso, per cui i 30ml della taglia mini dureranno un bel po’. L’ho messo in valigia durante svariate gite fuori porta ed è un ottimo prodotto tuttofare: strucca, deterge e tonifica. Quando non voglio portare la Clarisonic, questo prodotto e un panno in microfibra sono la svolta. Per 9€ è un esperimento che mi sento di consigliare, aggiungendo che questo prodotto si può trovare in alcuni scaffali travel in alcuni negozi fisici Sephora.

E’ possibile creare una lussuosa pochette di emergenza con il kit Repair & Conceal (2ml di correttore nella colorazione 02 light medium e 7ml di contorno occhi), il mascara Sumptuous Extreme e il rossetto Pure Color Envy (se vi piacciono i rossi, visto che esiste in unica colorazione Envious) con poco più di 20€. L’estate scorsa ho usato con piacere la taglia da viaggio (e mettetela sul sito, su) della Daywear BB cream: 10€ per 15ml, per una mozzarella leggermente abbronzata è stata perfetta. Non unge, copre ma non maschera, si fonde bene con l’incarnato e fa in tempo a finire entro l’arrivo dell’autunno. Ad oggi la vedo reperibile sull’e-commerce di Douglas, che permette il ritiro a costo zero in negozio che non fa mai male.

L’acquisto più sorprendente è stato il temperino. Preso in un periodo promozionale di spese gratuite in quanto era… il prodotto più economico di tutto il sito. Con 6€ ho portato a casa un alleato inseparabile (doppia punta e chiusura a tenuta stagna!) e minitaglie il cui valore di mercato è ben più alto di quanto ho speso per ottenerle, tra cui un adorabile kit prova di 4 colorazioni di rossetti con pennellino incluso.

Cari gestori di profumerie fisiche, drizzate le antenne… per l’ennesima volta less is more!

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RunFefyRun: una straordinaria Stratorino 2016

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Sono ancora sotto le 10 gare a cui ho partecipato, ma su come funziona una mezza idea me la sono fatta: ti iscrivi (e metti mano al portafoglio in maniera più o meno consistente), vai a ritirare il pacco gara (quel che passa lo sponsor, normalmente la maglietta dell’evento), vai alla gara e aspetti la partenza, fai la gara (non è da darsi per scontato), arrivi alla fine della gara (non è scontato neanche questo), varie ed eventuali.

Se la Color Run è stata un disastro sotto TUTTI i passaggi elencati qui sopra, la Stratorino mi ha fatto venire voglia di correre una gara a settimana.
“classica” iscrizione online su mySdam che accetta persino il bonifico effettuato in diretta tra i tanti metodi di pagamento, due mail con numero di pettorale e istruzioni per il ritiro del pacco gara qualche giorno prima dell’evento. Nonostante abbia affrontato il centro città di sabato pomeriggio, i volontari hanno dimostrato la massima disponibilità anche nel consigliare la taglia della t-shirt. Un pacco gara pieno di piccoli pensieri dello sponsor: un sacchetto di frutta secca, latte al cioccolato, un succo e qualche tè freddo in brick, un integratore che sa di lecca lecca ma fa il suo dovere, un pacchetto di fazzoletti per questo meteo ballerino… il tutto racchiuso in una borsa frigo 🙂 inoltre coincidendo l’evento con la festa della mamma, uno degli sponsor ha regalato alle donne un etto di bresaola che ha accompagnato la mia colazione salata il grande giorno.

Partenza puntuale con un sole arrivato a sorpresa, con un quarto d’ora accademico dato dal sindaco che sente la pressione delle elezioni imminenti.
Un mare di gente riempie via Roma, eppure quasi non fatico a farmi strada tra passeggini e cani. La musica presente per tutto il percorso dà una carica senza pari, gli artisti di strada e i DJ della radio sponsor in piazza Vittorio danno un tocco di colore senza essere invasivi (a meno che non si voglia correre ad abbracciare il finto vigile urbano o battere un cinque alla donna sui trampoli senza farla cadere). Due grandi cartelli indicano che si può affrontare un percorso da 5 o 10Km, a libera scelta del momento. I vigili urbani si limitano a commentare: “ma quanti sono?” mentre nessuno dei partecipanti perde il sorriso nemmeno quando il sole scalda più del previsto e la stanchezza si fa sentire.

Al mio odiato/amato parco del Valentino c’è il giro di boa e il primo punto ristoro: afferro al volo un succo di frutta e faccio l’errore di berlo in corsa tutto d’un fiato. La mia compagna di corsa prende della sana acqua a temperatura ambiente e ce la dividiamo, un po’ per dissetarci e un po’ per buttarcela in viso e sui capelli. La cosa si ripeterà tra il 7° e l’8° Km, ad un secondo e inaspettato punto di ristoro.
Lo smartwatch mi dice che mi stanno aspettando al traguardo e io intravedo la scritta “ARRIVO” sullo stesso gonfiabile che ci ha visto partire: tra un occhio commosso e un sorriso saluto i miei due uomini e arrivo alla fine.

Nel pomeriggio mySdam mi manda un sms col tempo ufficiale: ho fatto e so fare di meglio, ma non sono mai stata così contenta di esserci stata.

(ho corso di fianco all’uomo in abito talare 200m dopo questo scatto, quindi da qualche parte c’ero anche io!)

Prossimo appuntamento: …e come faccio a decidermi?

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Haul: Tonymoly is coming to town!

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Se mi chiedessero che attività svolgo nel tempo libero, potrei rispondere che riempio e svuoto carrelli virtuali come se i beni secondari potessero salvarci da un’imminente catastrofe apocalittica.

Non avendo il tempo materiale per andare a sbirciare nei negozi, mi piace sbirciare nella sezione “novità” di Sephora alla ricerca del prodotto della vita. Una decina di giorni fa un esercito di uova, panda e banane ha fatto capolino tra i risultati: dopo tanto annunciare, finalmente uno dei brand sudcoreani più chiacchierati della rete ha scelto di farci smettere di sognare sui siti stranieri e di stringere accordi col colosso francese. Ufficialmente questo brand mescola un packaging sfizioso a ingredienti naturali e non testati sugli animali, nella pratica non compro mai a scatola chiusa soprattutto davanti a certe promesse.

Le varie tipologie di prodotto contenute in barattoli a forma di panda curvy (di questi tempi è meglio tenersi sul politically correct) sono andate sold out in fretta, per poi sfociare dopo qualche giorno in post sui social network lamentandosi del dimethicone al primo posto nell’elenco ingredienti. Io ho scelto di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, ben cosciente di non stare comprando un prodotto perfettamente formulato ma nemmeno aria fritta.


A mia grande sorpresa, non tutta la linea ha mantenuto lo stesso prezzo in dollari ma senza tenere conto del cambio. La crema fluida mani a forma, contenente e al profumo di banana (ora potrò urlare come se fossi uno dei Minions?) 12 dollari costava e 7,95€ costa da noi. La chiusura sembra essere a prova di borsetta, e già rido all’idea di tirare fuori una banana e strizzarla sulle mani! Esiste anche una deliziosa variante balsamo labbra con tanto di laccetto per agganciarlo al cellulare come fanno le vere orientali.
La seconda scelta è stata la maschera in tessuto purificante all’aloe, che costa 5.50€ (contro i 4 dollari americani!). Vedremo se reggerà il paragone con quelle Sephora, è una tipologia di prodotto che mi sta piacendo parecchio.
Complice un 20% di sconto ho portato il tutto a casa con 10€ e la fortuna ha voluto che sul sito Sephora ci fossero un paio di campioncini degni di nota, per cui ho deciso di provare il nuovo mascara Make Up For Ever Excessive Lash e la monodose del nuovo rossetto Givenchy Rouge Interdit Vinyl, prontamente rubato dalla collega che ha voluto ordinassi una crema-banana anche per lei!

La gamma Tonymoly è molto vasta e stanno continuando a caricare pezzi sia online che in negozio, per cui occhi aperti… senza pandizzarvi!

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RunFefyRun: (un)happiest 5K on the planet

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Avrei voluto affrontare questo argomento per la prima volta sul blog in altri toni, ma questo ho tra le mani e questo finirà su tastiera. Sarà per un’altra volta.

Da mesi si parla della Color Run (Google è vostro amico, preferirei non mettere il link): prendi un parco a casa in una decina di città italiane e organizza una corsa giocosa di 5Km. E’ pur sempre una buona occasione di passare un pomeriggio diverso dal solito con l’amico passeggiatore e quello che si allena per le mezze maratone (21Km, per i non addetti). Si garantisce musica, spruzzate di colore a base di farina di mais e divertimento a fiumi.

Ridendo e scherzando in ufficio formiamo un gruppetto di 10 persone, così possiamo pagare qualcosa in meno con l’iscrizione per gruppi. Se il sito funzionasse, ben volentieri.
Le mail di conferma arrivano a spizzichi e bocconi e si raccomanda fortemente in ognuna di esse di consegnarle al momento del ritiro del pacco gara per fare tutto in regola. Nella realtà dei fatti mi chiedono il cognome, mi chiedono se sono io quella per cui ritiro il pacco gara e nulla più. Considerato che a prezzo ridotto ho pagato 21€ mi aspettavo qualcosa di più.
Il pacco gara contiene: una maglietta bianca, una collana di fiori, una fascia di spugna, due tatuaggi e una miriade di coupon con scritto “vieni allo stand dello sponsor X e ti diamo un omaggio”.

Dovendo decidere se correre armata di omaggi, decido di ritagliare uno spazietto nei leggings da corsa (dove a fatica entra il mio giunonico smartphone). Normalmente nei pacchi gara è presente anche da mangiare o da bere (ufficialmente per rifocillarsi… poi ho trovato pacchi gara con caffè in grani e birra, ma questa è un’altra puntata), ma in questo caso c’è una striscetta staccabile cucita ad un pettorale con scritto “consegnami dopo il traguardo per una bottiglietta di “acqua addizionata” dello sponsor. Scelta discutibile ma comprensibile, considerato che la gente per qualcosa di gratis ammazzerebbe anche i parenti prossimi.

Sul sito dell’evento è altamente specificato che i colori spruzzati sono facilmente lavabili, ma le voci di corridoio consigliano di ungersi da capo a piedi per non ritrovarsi i capelli arcobaleno vita natural durante. Nel dubbio metto la protezione solare in viso e mi armo di cappellino/bandana per la chioma.
La partenza è prevista alle 15:30. Arrivo più di un’ora prima e trovo parcheggio a fatica, con migliaia di persone che hanno già trasformato il parco della Pellerina in una riedizione di Woodstock soprattutto in termini di sporcizia. Molta gente è già ubriaca, sotto il palco l’odore delle canne entra nelle narici anche se sono iper raffreddata.

Mi ricongiungo col gruppo verso le 15, ci guardiamo e decidiamo di avvicinarci al traguardo mentre gli altri pogano con le canzoni di Lorenzo Fragola dal vivo sotto un cielo che non promette nulla di buono. La situazione è questa:

image

No, l’arco blu non indica la partenza ma che mancano circa 300 metri a raggiungerla. Non che cambi chissà cosa, però ci aspettiamo uno sparo alle 15:30 tra una chiacchiera dello speaker di turno e l’altra e una decina di minuti per partire tutti quanti.
Si fanno le 16, e continuiamo ad essere fermi. Al massimo ci siamo spostati di 50 metri perchè qualcuno ha dato forfait. Ogni tanto biciclette e bambini si levano da quel mare di folla che diventa sempre più pressante. Come da previsioni meteo inizia a cadere qualche goccia, e solo arrivati all’arco blu ci rendiamo conto di non essere una folla abbandonata in corso Appio Claudio ma che c’è uno speaker che spara due cavolate in giubbottino antipioggia e sotto un gazebo. Più che partenza scaglionata cambierei una vocale.

Alle 16:35 Runkeeper dice che si parte sotto il diluvio. A dimostrarmi che se volevo correre al parco ho scelto le modalità sbagliate il GPS dichiara forfait. Ai primi 300 metri la folla, che già cammina come se facesse le vasche in centro, si blocca e non capisco il perchè, poi scorgo una gelateria. Mi faccio strada e proseguo, seguendo con lo sguardo le colleghe con cui condivido il passo.
Il percorso non è contrassegnato, per cui il gregge si muove un po’ a caso. Ho visto gente scavalcare muretti e arginare fossati con grazia inenarrabile, ma forse avevano beccato lo spacciatore di anfetamine nascosto dietro lo stand del tonno poco prima della partenza. Con la mia proverbiale fortuna io ho visto solo i camion dei porcari che prendevano 5€ per travasare una Beck’s in un bicchiere di plastica.
Tralasciando le prove colore in cui la gente si ferma a fare i selfie con la bocca impastata di farina di mais fucsia, ad un certo punto un terribile ostacolo: UN PONTE. Ripenso alle parole del mio schiavista (ciao Beppe, ti voglio bene!) che mi dice “se c’è pendenza i passi piccoli e le braccia danno la spinta!”, se non fosse che la bolgia è nel panico e sento anche qualcuno lamentarsi perchè dopo 2Km ha male dappertutto. Vedo delle brecce e mi faccio strada, qualcuno mi urla “stai sereno!” mentre si accende una sigaretta.

Dopo 33 minuti vedo (con le lenti che necessiterebbero di tergicristalli) il traguardo. Un gruppo decide che gli ultimi 200 metri sarebbe carino farli di corsa ad evento con la parola “Run” nel nome, e lo fa saltando nelle pozzanghere di fango in pieno stile Peppa Pig. Complice il freddo, la stanchezza, il nervosismo e la fame sfoggio il mio miglior mood principesco lanciando un paio di improperi e corro a cercare da bere.
Del pettorale non c’è più traccia, vuoi perchè durante la partenza scaglionata ho preso tanti di quegli spintoni che ho dovuto ri-agganciare le spillette da balia almeno tre volte e vuoi perchè il diluvio lo ha ridotto in condizioni pietose. Per fortuna me ne sono accorta e ho staccato la striscetta giusto in tempo, sperando di non ritrovare palline di carta nella tasca all’arrivo. I volontari si rifiutano di dare da bere senza striscetta, d’altronde se sono fradicia e con una maglietta dell’evento sporca di qualsiasi colore è certo che arrivassi da tutt’altra parte. Mando giù le mie 125Kcal di zuccheri tutto d’un fiato e vado allo stand Brooks alla ricerca di riparo e di rifarmi gli occhi con delle scarpe da corsa di un certo livello. Un addetto mi dice “non può stare qui, stiamo chiudendo” e i miei coupon gelosamente conservati se avessero la facoltà esclamerebbero ulteriori improperi da principessina.

Mi lancio in auto con i vestiti incollati al punto di non riuscire a togliermeli e cerco di imboccare la strada di casa. Il parco è ridotto ad una discarica, ma di buono c’è che per arrivare ad ammettere che anche io, coi miei tempi senili e le mie tecniche quasi inesistenti, sono una runner è servito un evento che arrivasse quasi a farmi vergognare di esserlo.
I colleghi mandano messaggi su Whatsapp e so per certo che ricorderemo questo disastro come una storia in più da raccontare col sorriso sulle labbra, possibilmente davanti ad una birra e all’asciutto. O macinando Km alla prossima gara.

Intanto l’organizzazione può vantarsi dei 20000 iscritti, o dei quasi 500000€ incassati per lasciare la gente abbandonata a se stessa e alla sua (in)civiltà. Ma sono certa che ad ogni tappa e ad ogni edizione continueranno a fare il pienone perchè non impariamo (quasi) mai.

Per fortuna domenica prossima c’è la Stratorino, e le mie Asics Gel Kayano saranno maltrattate per una giusta causa.

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