RunFefyRun: Lierac Beauty Run 2016

Ho notato che, in periodo di crisi (ma finirà mai?), la domanda più gettonata riguardo gli eventi podistici è: “ma quanto costa?”. Sicuramente le corse di paese sono più accessibili anche solo per il fatto che ci sono meno persone e gli sponsor riescono a coprire quasi tutte le spese, ma al fascino delle grandi città è difficile resistere.
Questa volta, poi, ho fatto l’iscrizione SUBITO perchè ho visto incrociarsi due mondi in cui vivo, a mio modo: quello running che si incrocia con… quello beauty!

Grazie a Lierac, le persone più vicine a Milano hanno avuto e stanno avendo la fortuna di potersi allenare gratuitamente una volta a settimana con un gruppo di professionisti dal 23 gennaio. A causa della distanza mi sono limitata ad invidiare il tutto attraverso le foto e gli articoli informativi pubblicati sul sito, che permette di monitorare gli allenamenti passati e futuri e imparare qualcosa di più per chi è alle prime armi sull’argomento. Nelle ultime due settimane gli allenamenti del sabato si sono allargati anche a Bologna, RomaNapoli e Catania.

Seguendo le vicissitudini milanesi ho prima assistito alla preparazione di gruppo alla Milano Marathon del 3 aprile scorso, per poi “odorare” che era in arrivo un evento organizzato proprio da Lierac mantenendo la consolidata collaborazione con Mizuno. Ho drizzato le antenne fino a quando la prima settimana di maggio non è stato inaugurato il sito ufficiale della Lierac Beauty Run; due chiacchiere con la mia schiavista running motivator (che questa è un’altra storia l’ho già detto?) e in meno di una settimana ero iscritta.

Si tratta di una corsa in “notturna” (e dopo una 10Km corsa alle 11 del mattino con più di 25 gradi posso dire “e meno male!”): sabato 25 giugno, 20:00, Arena Civica di Milano (parco Sempione per gli amici). Ci sono due percorsi, uno da 5 e uno da 10Km. La 10Km ha sia la sezione competitiva che non competitiva, tanto per dare un po’ di pepe al tutto. Io nella mia ignoranza correrò fin dove e come le mie sobrie scarpe corallo e nere mi porteranno.

Il prezzo è di 16€ per gli adulti, 9€ per i ragazzi dai 7 ai 14 anni, 3€ sotto i 7 anni. 5€ delle quote adulti verranno donati alla fondazione Pink is Good di Fondazione Umberto Veronesi, per il resto il pacco gara è ricco e strizzerà l’occhio all’aspetto “civettuolo” delle donne. In quest’anno ho ritirato borse portagelo riempite a pasta e succhi di frutta, zainetti con lattine di birra, borse di carta con energy drink… ma l’idea di una selezione di prodotti Lierac e Phyto mi fa venire gli occhi a cuore, soprattutto per questa serie di prodotti per capelli di cui sento parlare benissimo ma che non ho ancora provato.

La maglietta è tecnica ed è Mizuno, in rosa shocking per le donne e in nero per gli uomini. Ho già una maglietta di questa tipologia ricevuta gratuitamente grazie al tour Mizuno Run Life (che è ancora in corso, tra l’altro!) ed è una delle mie preferite!
Io quel sabato sera ho intenzione di esserci: se scorgete le mie sobrie scarpette corallo e nere o la mia faccia sudata ma non priva di rossetto, corriamo insieme e ci mangiucchiamo qualcosa al 5° chilometro?

LAC for dummies #1: prova gratuita by Acuvue

Mi sono accorta che la mia vista non era più perfetta dopo le prime lezioni in aula universitaria, dove la distanza con la lavagna a volte può essere insormontabile. Con mio sommo stupore, scopro che nel giro di poco tempo (avendo preso la patente due anni prima) ero passata da 10 decimi a obiettivo fuori fuoco: miopia pochissima, astigmatismo livello “signorina, le lenti gliele devo ordinare su misura”. La sentenza: obbligo di occhiali tutto il giorno, tutti i giorni. Con l’aggravante economica data dalle lenti “su misura” che costano più della montatura.

Fino a quando non ho scoperto gli e-commerce del settore faticavo a trovare una montatura che mi piacesse, per poi cambiarla solo quando cadeva a pezzi. In 9 foto su 10 tolgo gli occhiali perchè nonostante li porti sempre non riesco a sentirli miei, circondandomi ogni volta di un allure da pesce lesso a causa dello sguardo perso del vuoto a causa del campo visivo sfocato. Le autorità quando sfogliano il passaporto mi chiedono se sono stata portata in questo paese legalmente o se contro la mia volontà, ma dettagli.

La mia fifa continua a farmi indugiare sul fronte della chirurgia refrattiva, così quando qualche settimana fa mi sono imbattuta nella prova gratuita Acuvue ho pensato di poter fare un tentativo anche solo per capire se esistono lenti per chi porta fondi di bottiglia come i miei. Gli ottici di turno si sono consultati a lungo e mi hanno detto “dobbiamo ordinarle, le faremo sapere”, ma abituata alle mie lenti “su misura” aspettare un paio di giorni non è stato un problema rispetto alle canoniche due/tre settimane.

Nel momento in cui sono tornata in negozio entusiasta, la commessa è entrata in modalità Aragorn…

Mi fissa un appuntamento 10 giorni dopo. Torno in negozio e l’ottico mi dice subito “forse era meglio venisse struccata”, ma sorridiamo e facciamo buon viso a cattivo gioco. Giovanni, che al momento della stesura di questo post ha già ultimato l’apertura di un bar sulla spiaggia su un’isola di cui non mi vuole rivelare la posizione, mi invita a lavarmi le mani dopo aver controllato la mia lacrimazione infilandomi una striscia di carta nell’occhio e già mi chiedo chi me l’ha fatto fare. Nel frattempo spacchettiamo il campione di lenti giornaliere, in confezione da 5 e mi spiega le basi:

  • le lenti non si possono conficcare nel cervello o andare dietro l’occhio
  • le lenti si tolgono solo se siamo noi a levarle, soprattutto di questa tipologia che è morbida e sottilissima
  • le lenti non si toccano se non con le mani pulite e se sono giornaliere non vanno riutilizzate
  • le lenti se si sporcano danno MOLTO fastidio
  • le lenti fanno capire ampiamente se sono messe nel modo sbagliato (ad esempio dando fastidio)
  • le lenti ringraziano ogni volta che sbattiamo le palpebre

Annuisco mentre fisso quella scodellina appoggiata sulla mia falange, un po’ spaventata mentre santo Giovanni subito mi spiega come mettere le lenti. Con la proverbiale fortuna del principiante, ci riesco al primo tentativo. Va sottolineato che questa cosa non si verificherà mai più ed è la ragione per cui Giovanni sta sorseggiando Cuba Libre anzichè consigliare clienti sulle lenti Rodenstock o Zeiss.

Mi sento Robocop al primo risveglio: vorrei tuonare “il mondo è mmmio” e sfoggiare un ghigno malefico, ma Giovanni mi mette subito alla prova facendomi leggere un po’ di “N R H T” a caso. Accertati 12/10 e 10/10 per occhio, scopro una realtà sconvolgente: anche se la prescrizione degli occhiali e delle lenti a contatto sono diverse a causa dell’astigmatismo fuori misura, riesco a coprire ampiamente il difetto visivo. Morale della favola: in questa prima fase è vietato fare di testa propria, per sperimentare serve un complice!

Mentre sto ancora esultando per aver riconquistato la visione periferica, Giovanni mi riporta alla realtà: “Stefa’, ora devo insegnarti a toglierle”. Dopo mezz’ora di “mantieni la calma”, di  “di lì non scappano” e di “un mio cliente ha usato il getto della doccia per toglierle”, torno con le mie scodelline sui polpacci. Altre ere geologiche per tornare in modalità Robocop e ci diamo appuntamento ad un altro giorno con le lenti indossate, visto che sono le 20 inoltrate e il massimo che posso fare è andare al cinema in terza fila a vedere Civil War e scoprire l’effetto che fa.

La prova è stata gratuita, ma sul coupon c’è scritto che l’ottico si riserva il diritto di farsi pagare la “manodopera” dello stare un’ora e fischia a insegnarti le basi + visita di controllo dopo qualche ora di posa. Nel mio caso me la sono cavata con meno di 10€ di acquisto di soluzione unica (che serve a lavare le lenti in caso cadano o si sporchino) e lacrime artificiali (fondamentali per chi porta le LAC, non ne parliamo per chi lavora al computer, figuriamoci se in presenza di aria condizionata. Manca solo il mio nome scritto sul flacone)… recuperati tra campione di 5 coppie di lenti giornaliere e custodia omaggiata da Giovanni-ti-voglio-tanto-bene-ma-tu-no.

Per chi non fosse interessato alle giornaliere, il coupon è valido anche per una coppia di lenti quindicinali (che, come per le giornaliere, sfiora un valore di mercato di circa 10-12€) ed è ottenibile QUI. Tra gli ottici aderenti ci sono sia grandi catene che negozi indipendenti, quindi c’è l’imbarazzo della scelta.


Considerato che sono una fifona cronica, mai avrei pensato che un campione potesse farmi svoltare a tal punto. Non so ancora se penso di passare in toto alle LAC perchè non sono consigliate per il numero di ore che io porto gli occhiali (difficilmente meno di 16), però posso quasi dimenticare quelle volte in cui un acquazzone imprevisto mi ha fatto venire voglia di avere i tergicristalli incorporati nella montatura! Complice il fatto che le lenti Acuvue bloccano gran parte dei raggi UVA e UVB, le ho trovate ottime anche – e soprattutto – per fare sport. Acuvue non mi paga, è che cercando in giro qualche informazione sono pochissime le aziende che producono lenti a contatto col blocco dei raggi UV. Non sostituiscono gli occhiali da sole, ma è meglio di nulla.

L’animo geek ha fatto sì che ci sia dell’altro da raccontare, ma questa è un’altra puntata…

RunFefyRun: 5.30 alle 5.30?!?

Come dico spesso, Google è in fondo a destra! Ragion per cui di articoli che menzionano le 10 migliori ragioni per alzarsi dal divano ne troveremo a miliardi, esattamente quanti che promuovono le 10 ragioni per restare sul divano (non ricordatemi che oggi c’è il nuovo episodio di Game of Thrones, per piacere).

Il primo evento a cui sono stata (non chiamiamolo “gara”!) era la IX miglia di Natale 2014. 15Km fatti per lo più camminando, pescando vestiti a caso dall’armadio. Mi aggrego ad un gruppo di figlie/mogli di amatori che mi chiedono se conosco la 5.30 e se penso di andarci. “Son 5.3Km, il 30/5, alle 5:30 del mattino” “Ah.”

Indugio fino all’ultimo per più di 4 mesi, apro il sito della 5.30 un paio di giorni prima e scopro che sono arrivata tardi per iscrivermi a causa del numero chiuso. Mi riprometto di non fare lo stesso errore l’anno successivo, in fondo si fa sempre in tempo a non andare.
Ho la mail di conferma iscrizione datata 13 aprile e scalpito come una scolaretta che attende la gita.
Non sarà una giornata di festa perchè è volutamente un venerdì (27 maggio, quest’anno), non sarà col sole se non col traguardo in vista, non sarà competitiva, non è nemmeno nominativa.
Sarà un’ora per me, sarà un’ora di convivialità, sarà un vivere il centro città aspettando l’alba, sarà mangiare le prime ciliegie dell’anno in compagnia di chi vorrà esserci, sarà un’esperienza in più da raccontare anche solo per l’orgoglio di esserci stati.

Molte città avranno la loro 5.30, in giornate diverse e in zone d’Italia (e del mondo!) diverse. Tutto è lecito tranne fare quei 5Km su veicoli a motore. Chi non punta la sveglia… peggio per lui!

 

RunFefyRun: una straordinaria Stratorino 2016

Sono ancora sotto le 10 gare a cui ho partecipato, ma su come funziona una mezza idea me la sono fatta: ti iscrivi (e metti mano al portafoglio in maniera più o meno consistente), vai a ritirare il pacco gara (quel che passa lo sponsor, normalmente la maglietta dell’evento), vai alla gara e aspetti la partenza, fai la gara (non è da darsi per scontato), arrivi alla fine della gara (non è scontato neanche questo), varie ed eventuali.

Se la Color Run è stata un disastro sotto TUTTI i passaggi elencati qui sopra, la Stratorino mi ha fatto venire voglia di correre una gara a settimana.
“classica” iscrizione online su mySdam che accetta persino il bonifico effettuato in diretta tra i tanti metodi di pagamento, due mail con numero di pettorale e istruzioni per il ritiro del pacco gara qualche giorno prima dell’evento. Nonostante abbia affrontato il centro città di sabato pomeriggio, i volontari hanno dimostrato la massima disponibilità anche nel consigliare la taglia della t-shirt. Un pacco gara pieno di piccoli pensieri dello sponsor: un sacchetto di frutta secca, latte al cioccolato, un succo e qualche tè freddo in brick, un integratore che sa di lecca lecca ma fa il suo dovere, un pacchetto di fazzoletti per questo meteo ballerino… il tutto racchiuso in una borsa frigo 🙂 inoltre coincidendo l’evento con la festa della mamma, uno degli sponsor ha regalato alle donne un etto di bresaola che ha accompagnato la mia colazione salata il grande giorno.

Partenza puntuale con un sole arrivato a sorpresa, con un quarto d’ora accademico dato dal sindaco che sente la pressione delle elezioni imminenti.
Un mare di gente riempie via Roma, eppure quasi non fatico a farmi strada tra passeggini e cani. La musica presente per tutto il percorso dà una carica senza pari, gli artisti di strada e i DJ della radio sponsor in piazza Vittorio danno un tocco di colore senza essere invasivi (a meno che non si voglia correre ad abbracciare il finto vigile urbano o battere un cinque alla donna sui trampoli senza farla cadere). Due grandi cartelli indicano che si può affrontare un percorso da 5 o 10Km, a libera scelta del momento. I vigili urbani si limitano a commentare: “ma quanti sono?” mentre nessuno dei partecipanti perde il sorriso nemmeno quando il sole scalda più del previsto e la stanchezza si fa sentire.

Al mio odiato/amato parco del Valentino c’è il giro di boa e il primo punto ristoro: afferro al volo un succo di frutta e faccio l’errore di berlo in corsa tutto d’un fiato. La mia compagna di corsa prende della sana acqua a temperatura ambiente e ce la dividiamo, un po’ per dissetarci e un po’ per buttarcela in viso e sui capelli. La cosa si ripeterà tra il 7° e l’8° Km, ad un secondo e inaspettato punto di ristoro.
Lo smartwatch mi dice che mi stanno aspettando al traguardo e io intravedo la scritta “ARRIVO” sullo stesso gonfiabile che ci ha visto partire: tra un occhio commosso e un sorriso saluto i miei due uomini e arrivo alla fine.

Nel pomeriggio mySdam mi manda un sms col tempo ufficiale: ho fatto e so fare di meglio, ma non sono mai stata così contenta di esserci stata.

(ho corso di fianco all’uomo in abito talare 200m dopo questo scatto, quindi da qualche parte c’ero anche io!)

Prossimo appuntamento: …e come faccio a decidermi?

RunFefyRun: (un)happiest 5K on the planet

Avrei voluto affrontare questo argomento per la prima volta sul blog in altri toni, ma questo ho tra le mani e questo finirà su tastiera. Sarà per un’altra volta.

Da mesi si parla della Color Run (Google è vostro amico, preferirei non mettere il link): prendi un parco a casa in una decina di città italiane e organizza una corsa giocosa di 5Km. E’ pur sempre una buona occasione di passare un pomeriggio diverso dal solito con l’amico passeggiatore e quello che si allena per le mezze maratone (21Km, per i non addetti). Si garantisce musica, spruzzate di colore a base di farina di mais e divertimento a fiumi.

Ridendo e scherzando in ufficio formiamo un gruppetto di 10 persone, così possiamo pagare qualcosa in meno con l’iscrizione per gruppi. Se il sito funzionasse, ben volentieri.
Le mail di conferma arrivano a spizzichi e bocconi e si raccomanda fortemente in ognuna di esse di consegnarle al momento del ritiro del pacco gara per fare tutto in regola. Nella realtà dei fatti mi chiedono il cognome, mi chiedono se sono io quella per cui ritiro il pacco gara e nulla più. Considerato che a prezzo ridotto ho pagato 21€ mi aspettavo qualcosa di più.
Il pacco gara contiene: una maglietta bianca, una collana di fiori, una fascia di spugna, due tatuaggi e una miriade di coupon con scritto “vieni allo stand dello sponsor X e ti diamo un omaggio”.

Dovendo decidere se correre armata di omaggi, decido di ritagliare uno spazietto nei leggings da corsa (dove a fatica entra il mio giunonico smartphone). Normalmente nei pacchi gara è presente anche da mangiare o da bere (ufficialmente per rifocillarsi… poi ho trovato pacchi gara con caffè in grani e birra, ma questa è un’altra puntata), ma in questo caso c’è una striscetta staccabile cucita ad un pettorale con scritto “consegnami dopo il traguardo per una bottiglietta di “acqua addizionata” dello sponsor. Scelta discutibile ma comprensibile, considerato che la gente per qualcosa di gratis ammazzerebbe anche i parenti prossimi.

Sul sito dell’evento è altamente specificato che i colori spruzzati sono facilmente lavabili, ma le voci di corridoio consigliano di ungersi da capo a piedi per non ritrovarsi i capelli arcobaleno vita natural durante. Nel dubbio metto la protezione solare in viso e mi armo di cappellino/bandana per la chioma.
La partenza è prevista alle 15:30. Arrivo più di un’ora prima e trovo parcheggio a fatica, con migliaia di persone che hanno già trasformato il parco della Pellerina in una riedizione di Woodstock soprattutto in termini di sporcizia. Molta gente è già ubriaca, sotto il palco l’odore delle canne entra nelle narici anche se sono iper raffreddata.

Mi ricongiungo col gruppo verso le 15, ci guardiamo e decidiamo di avvicinarci al traguardo mentre gli altri pogano con le canzoni di Lorenzo Fragola dal vivo sotto un cielo che non promette nulla di buono. La situazione è questa:

image

No, l’arco blu non indica la partenza ma che mancano circa 300 metri a raggiungerla. Non che cambi chissà cosa, però ci aspettiamo uno sparo alle 15:30 tra una chiacchiera dello speaker di turno e l’altra e una decina di minuti per partire tutti quanti.
Si fanno le 16, e continuiamo ad essere fermi. Al massimo ci siamo spostati di 50 metri perchè qualcuno ha dato forfait. Ogni tanto biciclette e bambini si levano da quel mare di folla che diventa sempre più pressante. Come da previsioni meteo inizia a cadere qualche goccia, e solo arrivati all’arco blu ci rendiamo conto di non essere una folla abbandonata in corso Appio Claudio ma che c’è uno speaker che spara due cavolate in giubbottino antipioggia e sotto un gazebo. Più che partenza scaglionata cambierei una vocale.

Alle 16:35 Runkeeper dice che si parte sotto il diluvio. A dimostrarmi che se volevo correre al parco ho scelto le modalità sbagliate il GPS dichiara forfait. Ai primi 300 metri la folla, che già cammina come se facesse le vasche in centro, si blocca e non capisco il perchè, poi scorgo una gelateria. Mi faccio strada e proseguo, seguendo con lo sguardo le colleghe con cui condivido il passo.
Il percorso non è contrassegnato, per cui il gregge si muove un po’ a caso. Ho visto gente scavalcare muretti e arginare fossati con grazia inenarrabile, ma forse avevano beccato lo spacciatore di anfetamine nascosto dietro lo stand del tonno poco prima della partenza. Con la mia proverbiale fortuna io ho visto solo i camion dei porcari che prendevano 5€ per travasare una Beck’s in un bicchiere di plastica.
Tralasciando le prove colore in cui la gente si ferma a fare i selfie con la bocca impastata di farina di mais fucsia, ad un certo punto un terribile ostacolo: UN PONTE. Ripenso alle parole del mio schiavista (ciao Beppe, ti voglio bene!) che mi dice “se c’è pendenza i passi piccoli e le braccia danno la spinta!”, se non fosse che la bolgia è nel panico e sento anche qualcuno lamentarsi perchè dopo 2Km ha male dappertutto. Vedo delle brecce e mi faccio strada, qualcuno mi urla “stai sereno!” mentre si accende una sigaretta.

Dopo 33 minuti vedo (con le lenti che necessiterebbero di tergicristalli) il traguardo. Un gruppo decide che gli ultimi 200 metri sarebbe carino farli di corsa ad evento con la parola “Run” nel nome, e lo fa saltando nelle pozzanghere di fango in pieno stile Peppa Pig. Complice il freddo, la stanchezza, il nervosismo e la fame sfoggio il mio miglior mood principesco lanciando un paio di improperi e corro a cercare da bere.
Del pettorale non c’è più traccia, vuoi perchè durante la partenza scaglionata ho preso tanti di quegli spintoni che ho dovuto ri-agganciare le spillette da balia almeno tre volte e vuoi perchè il diluvio lo ha ridotto in condizioni pietose. Per fortuna me ne sono accorta e ho staccato la striscetta giusto in tempo, sperando di non ritrovare palline di carta nella tasca all’arrivo. I volontari si rifiutano di dare da bere senza striscetta, d’altronde se sono fradicia e con una maglietta dell’evento sporca di qualsiasi colore è certo che arrivassi da tutt’altra parte. Mando giù le mie 125Kcal di zuccheri tutto d’un fiato e vado allo stand Brooks alla ricerca di riparo e di rifarmi gli occhi con delle scarpe da corsa di un certo livello. Un addetto mi dice “non può stare qui, stiamo chiudendo” e i miei coupon gelosamente conservati se avessero la facoltà esclamerebbero ulteriori improperi da principessina.

Mi lancio in auto con i vestiti incollati al punto di non riuscire a togliermeli e cerco di imboccare la strada di casa. Il parco è ridotto ad una discarica, ma di buono c’è che per arrivare ad ammettere che anche io, coi miei tempi senili e le mie tecniche quasi inesistenti, sono una runner è servito un evento che arrivasse quasi a farmi vergognare di esserlo.
I colleghi mandano messaggi su Whatsapp e so per certo che ricorderemo questo disastro come una storia in più da raccontare col sorriso sulle labbra, possibilmente davanti ad una birra e all’asciutto. O macinando Km alla prossima gara.

Intanto l’organizzazione può vantarsi dei 20000 iscritti, o dei quasi 500000€ incassati per lasciare la gente abbandonata a se stessa e alla sua (in)civiltà. Ma sono certa che ad ogni tappa e ad ogni edizione continueranno a fare il pienone perchè non impariamo (quasi) mai.

Per fortuna domenica prossima c’è la Stratorino, e le mie Asics Gel Kayano saranno maltrattate per una giusta causa.