Fa più male tacere o parlare a sproposito?

Sono immersa nel perenne tentativo di essere una brava donna/compagna/madre/amica/figlia/signora ascolta. Ci sono giorni in cui va bene e altri un po’ meno.
Bisognerebbe che noi tutti aprissimo di più la bocca anche per ringraziare, per lodare, per notare quanto qualcosa sia stato fatto bene anche se ci sono volte in cui sembra il minimo sindacale.
Chissà come sarebbe un eBay fatto di soli feedback negativi…

Sogno cubano

La crisi è la causa della mezza stagione di turno, lo spread è diventato il nostro peggior nemico anche se nessuno ha capito cosa sia, i licenziamenti fioccano e la soglia di sopportazione è stata raggiunta da un pezzo. E fin qui.
Qual è la soluzione migliore che tirano fuori i fornitori di beni/servizi per uscire dal pantano (letterale, perchè più nella m… di così)? Ça va sans dire, aumentare i prezzi. Perchè se il portafoglio piange non c’è cosa migliore che non potersi permettere nemmeno una fetta di carne, e giurare amore eterno alla Coop, che al momento regala mezzo Kg di pasta in cambio di parlarti del loro libretto di risparmio.

Il giorno che, a prescindere dall’importo in busta paga, lo stipendio sarà devoluto totalmente in bollette e affini… emigro a Cuba. Almeno lì il comunismo garantisce pari opportunità per tutti. Che poi in queste opportunità non siano inclusi i beni di lusso o l’utilizzo di Skype è un altro discorso.
Sta di fatto che se l’officina autorizzata a delinquere prova ancora a chiedere mezzo stipendio per un tagliando a detta loro ordinario, a Cuba ci mando loro. A calci.

 

Perchè io la mia carta di credito vale, soprattutto sui peggiori e-commerce di Caracas.

L’anima del commercio è nel commerciale senz’anima

Alzi la mano chi non si è fatto tentare incappandosi in quelli che tecnicamente si chiamano “gruppi d’acquisto”: in principio c’era Citydeal, poi si sono moltiplicati come funghi fino ad avere l’imbarazzo della scelta. Forse troppo.

Tutto ruota intorno al commerciante che si lascia abbindolare da un (presunto) commerciale, che gli propone di svendere i suoi prodotti come forma di pubblicità. Una volta mettevi il cartellone per strada, poi il banner sul sito, adesso c’è il gruppo di acquisto.

Ho letto le peggiori critiche (si alza la voce più per criticare che per tessere lodi) su chiunque, mentre finora la mia esperienza è stata decisamente positiva. Poi incappi in due offerte in una settimana e pensi che il marcio non sia in Groupon, Groupalia o chi per esso… ma in chi tenta di accalappiare clienti ad ogni costo.

Fino a un paio di anni fa (perlomeno su Torino) non c’erano più di due offerte al giorno. Adesso si sfiora, e a volte si supera, la decina. Dall’esterno sembrerebbe che i commerciali sappiano fare un buon lavoro, ma in realtà sembrano della stessa scuola del simpaticone Enel che, a due giorni dal parto, riuscì a farmi firmare un contratto del gas mascherandolo da “consenso all’attivazione della tariffa bioraria dell’elettricità”.

Forse i fornitori dei gruppi d’acquisto dovrebbero pensare a creare un “registro clienti” pubblico più che raccogliere feedback su se stessi, visto che la loro reputazione sta di giorno in giorno peggiorando per appoggiarsi ai commercianti e ai commerciali sbagliati.

Ho trovato, da un anno, la parrucchiera di fiducia tramite Groupon, ma se becco il responsabile di chi ha fatto mettere i buoni sconto da 100€ da Darty di anni potrei ottenere solo anni di reclusione. Il negozio aveva gli scaffali VUOTI, il personale era spaesato e scontroso e non era disposto a prenotare nessun oggetto da acquistare (“quelle cose le fanno al Darty in centro” cit.). E allora come lo spendo un buono in un negozio VUOTO?

Una volta esisteva l’agente di vendita, ora la disoccupazione ha generato un esercito di prostitute della domanda e dell’offerta.

Dammi solo un minuto

La televisione, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, creò il luogo comune per eccellenza: vuoi essere figo e far vedere a tutti che ti escono soldi da ogni tasca? Fatti una carta di credito, da strisciare con orgoglio anche con le prostitute d’alto borgo.

Poi arriva la crisi e desiderare i famosi “10cm che sapranno sempre far felice una donna” significa il ricovero in psichiatria.

Step 1 – chiederla nella propria banca: se sei correntista Intesa Sanpaolo, scordatelo. A meno di non chiedere appuntamento per sentirti dire le stesse cose che leggeresti sul sito web. E l’ultima volta ne sono uscita talmente arrabbiata che un portatarga di una Vespa si è conficcato nel mio parafango. La prossima volta rigiro il conto del carrozziere in filiale.

Step 2 – chiederla altrove: ahia.
Setaccio un po’ la rete e mi imbatto in Barclay, che scrive a chiare lettere sui motori di ricerca “approvazione in un minuto”. Siamo nel 2012, nell’era delle banche dati creditizie e del web interattivo, sembra sensato!
Compilo un modulo in cui autocertifico i miei dati e la risposta è: “in potenza ci stai dentro, ma nel dubbio mandaci tutto quello che hai appena scritto per posta ordinaria e riceverai risposta in due o tre mesi”.
Promessa non mantenuta.

So essere impaziente quanto perseverante, per cui dopo aver persino dimenticato di aver fatto richiesta arriva a casa una tesserina nuova fiammante, col numero da chiamare per l’attivazione. In orari quasi impossibili (a meno di non rischiare il licenziamento per eccesso di chiamate personali sul posto di lavoro) e rigorosamente in settimana.

“…pronto? Vorrei attivare la mia bellissima e nuovissima carta!”
“certo, mi passa il suo lui?”
“ma i moduli li ho compilati io, in posta a spedire il cartaceo ci sono andata io, il conto su cui poggerà la carta è (co)intestato a me!”
“freganca**o, o lui o niente”

Me ne ricorderò al primo addebito… facciamo che vi restituisco la metà dei soldi visto che con volete avere a che fare con me? 😉

(Al momento sembra scomparso il link dal sito per chiedere una nuova carta. Chissà come mai…)