TAG: Beauty stuff I suck at

False lashesUna delle ragioni per cui scrivo poco probabilmente è che leggo troppo. Una volta tanto non ho saputo resistere all’ennesimo tag (termine molto 2.0 per “spiattella due ca**i tuoi in giro”) in cui bisogna indicare i propri handicap cosmetici.

  • Sono impaziente. Non mi piace aspettare, che sia la pasta nell’acqua bollente o la maschera in posa. D’inverno la gente mi chiede che gel “effetto bagnato” usi sui capelli, quando in realtà li ho asciugati meno del minimo sindacale.
  • Sono maldestra. Le volte in cui ho provato a tagliare i capelli da sola non sono state motivo d’orgoglio. Sono più le volte che tolgo l’eyeliner rispetto a quelle in cui oso uscire con due occhi che neanche David Bowie.
  • Sono pigra. Una volta l’amica del cuore mi ha strigliato perchè ho provato a mettere il blush (in polvere) con le dita, con ovvi risultati. Credo che i miei (pochi) pennelli si siano già iscritti al sindacato per pretendere rispetto… e pulizia!
  • Sono una fifona cronica. Non mi avvicino alla piastra per capelli (nonostante ne abbia una) e l’unica ceretta che abbia mai osato fare è stata alle sopracciglia. I ricercatori Oral B stanno ancora indagando sul mio parto senza cavare un ragno dal buco.
  • Sono rozza: per ragioni a me ignote capelli e unghie sono fuori posto ancora prima di uscire di casa, al rientro no comment.

Ovviamente qui lo dico e qui lo nego!!! 😉

Un sabato in vetrina

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Non c’è cosa migliore che difendere un figlio preda di un bambino col doppio dei suoi anni che gli intima “fifone”, soprattutto dopo aver provato un ristorante per la prima volta scoprendo che quel genere di porzioni è stato considerato illegale in ogni angolo del globo. E non c’è cosa ancor migliore del ricordarsi che amica-santa-subito ha prenotato una seduta di trucco gratis in profumeria, una volta placato lo scontro tra diversamente titani. Dall’altra parte della città. Entro poco più di mezz’ora.
Ogni preoccupazione viene smorzata dall’entusiasmo di lei: “hanno detto che ci faranno provare tutti i prodotti che desideriamo!”.

I primi sorrisi calano vedendo che due delle quattro postazioni sono… Nella vetrina del negozio. La mascella rischia di disintegrarsi quando le commesse ci fanno accomodare proprio lì, mentre una coppia di vecchietti uscita da Up ti guarda con uno sguardo pieno di domande ti strucchi pensando a cosa si potrebbe provare.

“trucco da giorno o da sera?”. Immediatamente una delle migliori immagini di Moira Orfei si visualizza nella mia mente e quasi urlo: “giorno, grazie!”. Tra me e me: “come se non fosse ancora arrivata l’ora di pranzo ma se ci fosse già in corpo tutta la caffeina che mi serve”.
“le foto saranno sul sito di Agrumi (tanto per tenerci generici, ndr) e sulla pagina Facebook, mi servirebbe una firma per la liberatoria”. Mentre scarabocchio qualcosa che ricordi vagamente la mia firma una commessa del negozio spunta all’improvviso, immortalandomi appena struccata.
Magari dimmelo prima di firmare, che vuoi il prima e dopo la cura. Ciao, dignità! Che bella esperienza è stata conoscerti!

Sbrigate le formalità la make-up artist entra in azione. Tesse lodi sulla mia pelle ma non sa dirmi quanto costi la crema colorata nè il (morbidissimo) pennello che sta usando. Lascio il cuore su una matita occhi che spicca su questo trucco nude che più nude non si può e ad opera finita mi regala una scatolina con dei campioncini e un foglio con i prodotti usati.

Riabbraccio la mia compagna di sventura e ci fotografano insieme: la mia matita indigo e le sue sopracciglia nere come la pece, per le quali era sul punto di dare fuoco alla liberatoria o implorarmi di trovare un modo di far fuori i mezzi tecnologici di Agrumi.
Ci scrutiamo mentre leggiamo le reciproche schede prodotti: se alla voce eyeliner trovo scritto un laconico “Guerlaine” (sì, con la E finale), è un invito a tornare a casa con l’intero negozio? Pessima manovra di marketing.

Oggi è uno di quei giorni in cui penso che se le cose andassimo sempre come ci aspettiamo… mancherebbe il tocco di carattere alle nostre vite. Ci saranno giornate storte ripensare alla coppia di vecchietti in vetrina mi restituirà il sorriso, per il responsabili marketing e controllo qualità di Agrumi andrà in maniera leggermente diversa. D’altronde non sono io a non aver pubblicizzato l’evento (ho già visto questo film?), nè ad aver finora caricato le (preziose) foto da nessuna parte.
Dignità torna qui, ancora 5 minuti insieme ce li abbiamo!

Per un pugno di euro in tempo di crisi

Alzi la mano chi, andando alla cassa di Bottega Verde, non abbia ricevuto LA proposta che non si può rifiutare.

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“Ha diritto al 50% su tutto il negozio!”
“Può pagare questo rossetto permutando la suocera!”
“Con un modico contributo amicizia di settordici euro, una batteria di pentole che manco Giorgio Mastrota negli anni d’oro!”
Ad libitum, fino a quando un “no, grazie, ho già preso tutto” pone fine all’idillio.

Mail, lettere e quant’altro tutto l’anno, con saldi vergognosi stile “una penna Bic scontatissima rispetto al prezzo di listino di 99,90€” (e grazie al c…avolo).

Poi arriva la scadenza del programma fedeltà, puntuale ogni anno. C’è da preparare il 730 mentre scadono i punti faticosamente accumulati (colpa degli sconti?); in entrambi i casi ci sono orde di gente impazzita, che sua all’idea di detrarre 3 euro e 52 o di regalarsi un tritacarne USB grazie a migliaia di euro spesi in scrub, gommage e peeling di cui nessuno è in grado di spiegare la differenza.

C’è crisi, i miei punti scarseggiano. Il massimo a cui posso ambire è uno sconto di 2€.
Vado in negozio con le idee chiare, tanto che – a giudicare dagli sguardi – mi credono qualcuno del controllo qualità che si finge cliente.

La commessa si rifugia in magazzino, per uscirne trionfante con un foglio A4 caldo di stampante.
“Torni a ritirare il suo premio fra 3 settimane, dovrebbe essere arrivato per allora”.

…mi sa che la prossima volta accetto la permuta con la suocera.