Un sabato in vetrina

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Non c’è cosa migliore che difendere un figlio preda di un bambino col doppio dei suoi anni che gli intima “fifone”, soprattutto dopo aver provato un ristorante per la prima volta scoprendo che quel genere di porzioni è stato considerato illegale in ogni angolo del globo. E non c’è cosa ancor migliore del ricordarsi che amica-santa-subito ha prenotato una seduta di trucco gratis in profumeria, una volta placato lo scontro tra diversamente titani. Dall’altra parte della città. Entro poco più di mezz’ora.
Ogni preoccupazione viene smorzata dall’entusiasmo di lei: “hanno detto che ci faranno provare tutti i prodotti che desideriamo!”.

I primi sorrisi calano vedendo che due delle quattro postazioni sono… Nella vetrina del negozio. La mascella rischia di disintegrarsi quando le commesse ci fanno accomodare proprio lì, mentre una coppia di vecchietti uscita da Up ti guarda con uno sguardo pieno di domande ti strucchi pensando a cosa si potrebbe provare.

“trucco da giorno o da sera?”. Immediatamente una delle migliori immagini di Moira Orfei si visualizza nella mia mente e quasi urlo: “giorno, grazie!”. Tra me e me: “come se non fosse ancora arrivata l’ora di pranzo ma se ci fosse già in corpo tutta la caffeina che mi serve”.
“le foto saranno sul sito di Agrumi (tanto per tenerci generici, ndr) e sulla pagina Facebook, mi servirebbe una firma per la liberatoria”. Mentre scarabocchio qualcosa che ricordi vagamente la mia firma una commessa del negozio spunta all’improvviso, immortalandomi appena struccata.
Magari dimmelo prima di firmare, che vuoi il prima e dopo la cura. Ciao, dignità! Che bella esperienza è stata conoscerti!

Sbrigate le formalità la make-up artist entra in azione. Tesse lodi sulla mia pelle ma non sa dirmi quanto costi la crema colorata nè il (morbidissimo) pennello che sta usando. Lascio il cuore su una matita occhi che spicca su questo trucco nude che più nude non si può e ad opera finita mi regala una scatolina con dei campioncini e un foglio con i prodotti usati.

Riabbraccio la mia compagna di sventura e ci fotografano insieme: la mia matita indigo e le sue sopracciglia nere come la pece, per le quali era sul punto di dare fuoco alla liberatoria o implorarmi di trovare un modo di far fuori i mezzi tecnologici di Agrumi.
Ci scrutiamo mentre leggiamo le reciproche schede prodotti: se alla voce eyeliner trovo scritto un laconico “Guerlaine” (sì, con la E finale), è un invito a tornare a casa con l’intero negozio? Pessima manovra di marketing.

Oggi è uno di quei giorni in cui penso che se le cose andassimo sempre come ci aspettiamo… mancherebbe il tocco di carattere alle nostre vite. Ci saranno giornate storte ripensare alla coppia di vecchietti in vetrina mi restituirà il sorriso, per il responsabili marketing e controllo qualità di Agrumi andrà in maniera leggermente diversa. D’altronde non sono io a non aver pubblicizzato l’evento (ho già visto questo film?), nè ad aver finora caricato le (preziose) foto da nessuna parte.
Dignità torna qui, ancora 5 minuti insieme ce li abbiamo!


Happiness is

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Oggi l’ONU ha deciso di ricordarci che oggi è un buon giorno per (ricordarci di) essere felici. Fosse per me ogni giorno dovrebbe essere la festa della felicità, per darci almeno un sorriso quando la vita sembra prenderci a schiaffi.

Perchè, tra un’acrobazia e un piccolo sfizio, a fine mese ci arrivo.
Perchè, nonostante essere una donna in un settore prettamente maschile non sia facile, ho un lavoro nel mio settore puntualmente pagato.
Perchè, anche se lo spazio sembra non bastare mai, stare tra le mura di una casa che rendo mia giorno dopo giorno mi scalda il cuore.
Perchè, al di là delle incomprensioni quotidiane, ho un compagno e un figlio straordinari.
Perchè chissenefrega delle distanze, il ventunesimo secolo riesce a farmi sentire l’affetto delle persone a cui voglio bene in tutti i modi possibili.

Se queste mie parole stessero in un post-it, avrebbero un posto d’onore sulla porta del frigo.


Mamma, compagna, amica single

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Il ticchettio dei tasti del suo Macbook sotto le mie dita mi fa sentire come se Lui fosse qui, eppure si trova in campeggio aziendale per i prossimi 3 giorni.
Cercando un bicchiere d’acqua ghiacciata in questa notte torrida d’agosto trovo in giro l’ennesimo ciuccio di caucciù, di quelli che Stefano senza si rifiuta di addormentarsi. Lo stesso Stefano che è a 200Km da casa a dar del filo da torcere a due generazioni di nonne.
Il display del cellulare si illumina: un’amica si sta godendo il cielo stellato tra i monti e l’altra ha guidato per un numero così alto di chilometri che le fanno male anche i peli, ma questo non le impedisce di essere (per dirla alla Peanuts) vergognosamente felice. Un’altra ancora ha fatto viaggiare degli orecchini a forma di pavone per due regioni d’Italia col solo scopo di regalarmi un sorriso.
Come consuetudine dovrò pagare delle comparse se decidessi di festeggiare il mio ultimo compleanno di questa decade fra qualche giorno, ma grazie all’insonnia estiva che solo una notte torrida d’agosto può portare riesco a realizzare che le orecchie mi fischiano per una buona ragione. E non potrebbe esserci cosa più bella!


Fa più male tacere o parlare a sproposito?

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Sono immersa nel perenne tentativo di essere una brava donna/compagna/madre/amica/figlia/signora ascolta. Ci sono giorni in cui va bene e altri un po’ meno.
Bisognerebbe che noi tutti aprissimo di più la bocca anche per ringraziare, per lodare, per notare quanto qualcosa sia stato fatto bene anche se ci sono volte in cui sembra il minimo sindacale.
Chissà come sarebbe un eBay fatto di soli feedback negativi…


La mia prima volta da mamma single

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Dopo 1 anno, 4 mesi e… mezzo, le congiunzioni astrali hanno permesso che la prole restasse per la prima volta col papà per 24 ore filate e la sottoscritta saltasse in auto, a 200Km da casa.

Il premio “mamma degenere” l’ho già ritirato più di 15 mesi fa, in cui ho affidato il pupo alla nonna materna e mi sono ritrovata col mio Lui a sorseggiare cappuccino in Autogrill alle 3 di notte. Dovevamo pur trovare il lato positivo nelle motivazioni meno felici della trasferta improvvisata, no? E non è nemmeno stato un caso isolato.

Questa volta è stato come vivere in una bolla. E, per quanto sia ancora nella fase di adorazione del proprio figlio (che termina verso il suo inizio delle scuole superiori, se non prima), è stato splendido. Ci sono tante cose che in prima battuta si affrontano pensando “sarà diverso, io non farò così” e, terminata la dolce attesa, diventa “ma che beata min***a avevo in mente”, ma su questo ci tenevo e tengo ancora che sia così.

Sono una mamma, ma prima di tutto una donna. Con tutte le sfaccettature del caso: amica, amante, lavoratrice, figlia, criminale e chi più ne ha più ne metta.
Per cui mettiamo le cose in chiaro: so cosa siano doppia pesata e pappa lattea ma so anche che adoro fare l’alba con le persone che amo, e non necessariamente sotto il metro di altezza.
E che possano legalmente bere alcolici.
E che conoscano consapevolmente le conseguenze di sfoderare la carta di credito alle 3 di notte per una vendita privata online.

Direbbe lei, son cose. Compreso salutarci pensando già a programmare la prossima puntata.


Il bagarino 2.0

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20120404-225939.jpgPer andare a un concerto, ad una partita o simili da sempre ci sono due possibilità: scavalcare i cancelli (con conseguente gita in Pronto Soccorso per procurarsi opportuni trofei di guerra) o scendere a patti col bagarino.
Lui ti guarda, tu guardi lui. Stringi nel pugno i risparmi degli ultimi 6 mesi, pregando e sperando che domanda e offerta trovino un ragionevole compromesso.

Nell’era del decreto salvaquesto e della riforma stringiforte, bisogna pur aggiornarsi. E spopolano in rete portali di “raccolta e rivendita biglietti per eventi”.
Il prezzo non è trattabile, se non tra se stessi e le proprie elucubrazioni mentali.
Paypal ci mette di suo, approcciando lo stile “se usi solo mail e password non è mai successo”.
Senza nemmeno strisciare la carta qualsiasi attesa è azzerata.

Meno di 24 ore dopo il bagarino manda una mail di scuse, annunciando di aver finito i biglietti e che, con calma e per piacere, restituirà la strisciata al mittente. Sia ben chiaro, la calma è quella delle banche che avevano tempo fino a gennaio 2012 per smetterla di impiegare ere geologiche per eseguire un bonifico.

Per la gioia del conto in banca, un DVD e un paio di bibite ghiacciate dovrebbero trasformare un iniziale fallimento in un potenziale successo.